Cultura

LOFOTEN (NORVEGIA) – Gli stalattiti, il blu cobalto e il confine fra terra e mare: il nuovo racconto di Francesco

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LOFOTEN (NORVEGIA). Nuove tappe, nuovi racconti, nuove avventure e suggestivi paesaggi ci stanno accompagnando in questo viaggio intrapreso con Francesco Torrico nell’Arcipelago delle Lofoten, in Norvegia. Un nuovo capitolo, oggi, si aggiunge alla storia. Uno scritto, un “diario di bordo”, ricco di sfaccettature e particolari, a corredo di altri capitoli (LEGGI QUI) e collegamenti in diretta attraverso i quali siamo riusciti, finora, a scorgere scenari incredibili (GUARDA QUI IL PRIMO COLLEGAMENTO) – (GUARDA QUI IL SECONDO COLLEGAMENTO). “Alla ricerca dell’Aurora Boreale“, titolo che abbiamo voluto dare a questa avventura, si sta arricchendo, giorno dopo giorno, di pregiati contorni.

Le mattine dell’inverno Norvegese sono un’alba continua. Il sole, sorto a un quarto alle nove, illumina in maniera via via sempre più intensa senza mai raggiungere però il suo picco più alto. Il mare, cambia il suo colore traslando in un blu cobalto con sfumature argentee. Gli stalattiti che si sono formati sotto i tetti dei Rorbuer, sono Swarovski creati dalla natura. In questo scenario ci aspetta un’escursione nel Trollfjord per avvistare da vicino l’aquila di mare (Haliaeetus albicilla).

Lo faremo con un “Rib”, un gommone con 12 posti disposti a “sella di cavallo” grazie al quale perlustreremo il fiordo alla ricerca del rapace che può raggiungere un’apertura alare fino a 2,4 m. Come sempre, la prima impressione (oltre al freddo che via via si percepisce in maniera sempre più intensa) è quella delle immense sfumature di colori che questa terra ci offre. Mi chiedo se nutrire un animale selvatico crea con il tempo un processo di snaturalizzazione. Cresceranno sempre più aquile di mare che aspetteranno il cibo dall’uomo o saranno di più quelle che lo cacceranno nelle acque gelide che bagna le Lofoten? La risposta sarà nel tempo.

La guida/autista ci accenna, in maniera direi molto sintetica, un piccolo pezzo di storia che lega gli italiani allo stoccafisso (pesce che, qui alle Lofoten, viene, proprio in questo periodo, lasciato ad essiccare sotto essiccatoi di legno all’aria aperta). È quella della Caracca Querina. I naufraghi della Caracca Querina (comandata da Pietro Querini), il 25 aprile del 1431, salparono da Creta alla volta delle Fiandre ma, durante il loro percorso, furono colpiti da una serie di sventure. Superato il golfo di Gibilterra, la nave urtó contro uno scoglio che gli provocó una falla. Riparata a Lisbona, ripartirono ma, una violenta tempesta nel golfo di Biscaglia, spezzó il timone e l’albero maestro lasciandoli alla deriva. L’equipaggio, dovette abbandonare la nave affidandosi a malandate scialuppe di salvataggio. Gli uomini dovettero lottare con il clima avverso sotto la luce del giorno e nel buio. Lottarono contro la forza del mare patendo fame, sete, malattie. Quattro di loro morirono in un solo giorno prima di approdare sull’isola di Røst (ultima Isola delle Lofoten). La conclusione di questo episodio, nè “Il libro del mare”, in merito alle provviste che misero in scialuppa i naufraghi recita così: “… dalla nave si erano portati carne e sale in abbondanza ma poco vino!”

Noi, a differenza dei naufraghi veneziani, ci siamo portati le adeguate provviste di alcool per affrontare le fredde serate norvegesi ma, più che altro, per ovviare alle accise astronomiche! Lungo il tragitto incontriamo Kleppestad e per l’ennesima volta, in questo breve viaggio, il paesaggio ci cattura. La luna, immersa in un cielo azzurro limpido con sfumature rosa, sovrasta un paesaggio invernale in cui, le rive delle insenature, sono quasi totalmente coperte di neve lasciando affiorare solo le rocce, ricoperte di licheni all’estremità, quasi a segnare il confine tra la terra ed il mare. Le montagne a picco che cadono in acqua, sono allo stesso tempo, imponenti e leggiadre. Giganti gentili che, curva dopo curva, ci accompagnano a Reine, entrato, ultimamente, nella classifica dei 20 borghi più belli del mondo. È da qui che saluto i lettori nella speranza di aver regalato almeno un minimo l’idea di quanto sia bello ciò che, mentre scrivo, mi circonda. Solo lo scorrere di questi paesaggi e la miscellanea dei colori nel cielo, rendono tutto ciò rilassante. Un bene per il corpo, la mente, l’anima nell’attesa, domani, di raggiungere “Å””. Francesco