Cultura

Le Piazze del Sapere: “Salviamo la Pineta di Castel Volturno”

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CASTEL VOLTURNO. Salviamo la pineta di Castel Volturno “Faccio una premessa: non credo di poter essere considerato come uno di quelli che parlano solo male di Castel Volturno. Non a caso con la rete delle Piazze del Sapere durante l’estate da tempo cerchiamo di animare la vita culturale con incontri ed eventi (presentazione di libri e non solo) in vari luoghi sul mare, nella Cappella della Civita e nella scuola Garibaldi.

Ma quest’anno lo scenario che si presenta ai nostri occhi è davvero inquietante, con un paesaggio sempre più devastato e degradato. Infatti, il tratto di costa che va dal centro storico fino al villaggio Coppola  appare sempre più deprimente: in primo luogo si notano i canali dei Regi Ragni e dell’Agnena (a cui si aggiunge il Savone nei pressi di Mondragone) che continuano a scaricare veleni a mare. Da decenni sono stati ridotti a vere e proprie discariche a cielo aperto, delle cloache maleodoranti e molto dannose per la salute. Ciò avviene per responsabilità generale: a partire dai comuni che continuano a non essere in regola con lo smaltimento delle acque e delle condotte fognarie fino alle aziende agricole ed industriali (in primo luogo gli allevamenti  bufalini) che qui sversano gli scarti e i reflui delle loro produzioni.

Ma ora la visione della pineta si aggiunge ad aggravare le condizioni ambientali. Infatti, quella che una volta era una macchia mediterranea di inestimabile valore e bellezza, di attrazione turistica,  ora ci appare crudemente come una landa desolata. Da alcuni anni i pini si consumano, muoiono colpiti da un virus inesorabile, che ormai ha divorato e distrutto ampie fasce di bosco, un patrimonio naturale che risaliva agli anni del secondo dopoguerra. Alla nostra vista di spettatori affranti, gli alberi si presentano come scheletri rinsecchiti e cadenti, a tratti anche pericolosi per la circolazione. Per ironia della sorte questi tratti di pineta sono stati anche recintati, con un grande dispendio di risorse economiche, che sarebbe stato meglio destinare ad interventi ed opere di cura, di mantenimento e di rimboschimento (come una volta veniva fatto con cura dalle guardie forestali). Di fronte a questo scenario deprimente nessuno interviene, permangono un silenzia ed una indifferenza – come una sorta di fatalismo – che risultano ancora più deleteri dello stesso virus.

Per carità di patria stavolta evitiamo di parlare del Comune – che pure dovrebbe essere in primo luogo ad occuparsi del problema. Invece la Regione Campania e la stessa Provincia di Caserta hanno le competenze istituzionali, le risorse  per intervenire: in primo luogo con la definizione di un serio progetto di risanamento e di rimboschimento dell’intera area domiziana in modo da salvaguardare e ripristinare le caratteristiche ambientali e naturali, che sono state compromesse in tanti anni di speculazione selvaggia, anche per non lasciare il campo aperto alle mire delle varie famiglie di palazzinari e clan della zona.

Infine, molto possono fare anche le associazioni del terzo settore, a partire da quelle ambientaliste come Campania Felix, la LIPU, il WWF e Legambiente sul piano culturale, non solo e non tanto per denunciare questo scempio, ma per mettere in campo adeguate iniziative e progetti, supportate da adeguate competenze, da proporre alle istituzioni (Governo – Regione – Provincia e Comune) in una moderna logica di sussidiarietà, di partecipazione attiva dei cittadini e di collaborazione interistituzionale, per attivare un apposito tavolo di confronto per un Accordo di programma mirato”. Pasquale Iorio