Cultura

La Cooperativa Sociale “Al di là dei Sogni” spunta sul Corriere della Sera: “Siamo onorati di essere nella guida odierna di Cook Corriere”

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CULTURA. E’ proprio vero, le cose belle accadono, se soltanto lo si vuole. Parafrasando in breve il bellissimo messaggio di Sergio Nazzaro, non possiamo che essere d’accordo con lui. Sull’edizione di oggi di Cook Corriere, Corriere della Sera, spunta la Cooperativa Sociale “Al di là dei Sogni”. E non si tratta di un articolo da poco: la Cooperativa è stata indicata come fra i primi 5 Ristoranti ed Agriturismi nati da beni confiscati alla mafia.

Le iniziative della Cooperativa Sociale “Al di là dei Sogni” sono solite alle cronache nazionali. Il loro impegno è profondo e, ogni attività, è spinta da un enorme senso di appartenenza al territorio. Lo staff della stessa Cooperativa, stamane, postando l’articolo a firma della collega Anna Volpicelli, ha dichiarato: “Siamo onorati di essere nella guida odierna di Cook Corriere del Corriere della Sera. Ristoranti e agriturismi nati dai beni confiscati alla mafia: 5 indirizzi da provare. Al di là dei Sogni c’è una realtà sognata”.

Dopo essere spesso passata nei discorsi e nelle parole di persone importanti quali, Flavio Insinna, Francesco Gabbani, e molti altri noti personaggi del mondo della televisione e dello spettacolo, spesso sulle reti nazionali RAI, da oggi, la Cooperativa Sociale si fregia di una nuova importante nomina.

Significative, in tal senso, le parole di Sergio Nazzaro, che vi riproponiamo qui di seguito: “I nostri territori non cambieranno mai. E invece si. La guida enogastronomica del Corriere della Sera Cook Corriere dedica una pagina alla Cooperativa Sociale “Al di là dei Sogni”. Da un bene confiscato, un agriturismo da provare per la qualità dei prodotti. Questa è la rivoluzione gentile ma soprattutto possibile dei nostri territori. Si può fare. E soprattutto non è un momento per dire: siamo i più bravi. Certo c’è orgoglio anche per il tanto lavoro, ma soprattutto sono modelli di economia sociale replicabili e da diffondere. Perché c’è bisogno di una rete vasta, e soprattutto c’è bisogno che siano centinaia, migliaia le realtà territoriali così da rendere concreto il cambiamento. Abbiamo troppe eccellenze, in tutti i campi, per permettersi di dire che non cambieremo mai. Forse chi lo afferma ha necessità che tutto rimanga come prima per imperversare nell’ignavia e nell’ignoranza“.