Cultura

CULTURA – Con Francesco in Brasile, quasi in paradiso: “In cammino verso i Lencois“

Scritto da  | 

 

CULTURA. Sveglia di primo mattino. Oggi ci attendono altre quattro ore di cammino destinazione Barreirinhas, il punto più indicato, per addentrarsi all’interno del Parco Nazionale dei Lencois Maranhenses. Lungo il tragitto di due ore, a parte qualche piccolo villaggio tipico e segni di vita del nordeste, niente di particolare. Ci fermiamo a metà percorso per fare uno spuntino. Sandwich con gambero ed un caffè espresso prima di raggiungere Barreirinhas. Una città che non offre tanto. Qualche casetta qua e là, le strade si confondono con la sabbia. Lungo il fiume Prerguicas (che sarà in parte la nostra autostrada per i prossimi giorni), ci fermiamo a mangiare in un ristorante self-service. Cucinano del “churrasco”.

Carne cotta allo spiedo tipica di questa nazione accompagnata da verdure al vapore. Non eccedo nelle porzioni. Ci aspetta un’ora di cammino su mezzi 4×4 nella foresta che separa le aree abitate dalle dune bianche. Di sicuro si salterà parecchio. Meglio stare leggeri. Lungo il percorso, solo strade di sabbia e verde. Ogni tanto una coltivazione di anacardi e vicino alla stessa una costruzione, generalmente una capanna fatta di palme. La guida ci dice che sono circa 5000 le persone che vivono all’interno di questo parco di 155000 kmq. Qualcuno vendendo il proprio artigianato, altri coltivando o allevando capre e mucche. Circa un’ora di cammino sballottati nel cassone del pick-up turistico, lungo una traccia di sabbia contornata dal verde di miriade di specie vegetali.

Il percorso si conclude nelle vicinanze di una pozza di acqua. Accanto una capanna con prodotti tipici. Di fronte una striscia di sabbia ad indicare la strada che porta al picco della duna che passa tra la vegetazione verdeggiante. Bisogna fare un ultimo sforzo. Ci incamminiamo scalzi e nel punto più impervio ci aiutiamo con una corda fissata ad un arbusto.
La prendo di petto e forse un po’ troppo ma, una volta in cima, mi manca doppiamente il fiato. Per lo sforzo fisico e per la vista che mi si para d’avanti.
Un dipinto in movimento!

Una distesa infinita di dune di colore bianco formate da una sabbia finissima. Sopra un cielo limpido dal colore azzurro intenso e tra le dune, pozze di acqua piovana filtrate dalla sabbia. Voltandomi indietro, il verde, anch’esso infinito della foresta. La luce del sole era l’unica che, con il suo colore caldo, riusciva ad amalgamare gli altri colori. Il tutto è stato sublime. Ci siamo concessi un bagno nella Lagoa Bonita. Mezz’ora a mollo in questa pozza completamente nostra e priva di altri turisti. Mezz’ora in acqua con la testa rivolta al nulla. L’unica cosa che mi viene in mente incorniciato in quelle sfumature d’azzurro in quel momento, sono il colore intenso degli occhi di mia madre. Sul mio braccio il suo rosario. Lo guardo e sorrido. La sento con me e l’immagino sorridere sapendomi felice e rilassato.

All’arrivo degli altri turisti, ci avviamo verso la “lagoa Azul” per il tramonto. Il sole, pian piano, scende dietro le dune nascondendo i colori che ci hanno accompagnato in questa mezza giornata. Ancora un’ora di macchina, ancora l’attraversamento di un fiume su una chiatta fino all’arrivo in Posada. La sera andiamo in centro. Mangiamo il solito pesce, accompagnato dal solito choop. Una cameriera confusa, un gruppo che suona dal vivo ed il chiarore della luna, che vista al di sotto dell’equatore ci regala il suo sorriso, salutano un altro giorno sudamericano.
“Chiamo Assunta per la buonanotte e vado a dormire?” – mi domando avendo a disposizione il wi-fi di un ristorante e non pensando al fuso orario che ci divide.  In italia sono le 4 del mattino.
Boa noite mucè. Francesco