Cronaca

Trentola Ducenta: un giorno di ordinaria follia

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carabinieri

12 Luglio 2015 – Trentola Ducenta. Una tragedia che ha il sapore del sangue, dell’ amaro e della follia, quella che si è consumata questa stamattina a Trentola Ducenta, piccolo comune dell’Agro Aversano, in Provincia di Caserta. Un uomo imbraccia l’arma e fa fuoco. Il bollettino è pesante: quattro persone ammazzate. Il killer è un agente di Polizia Penitenziaria, giunto alla totale perdita di controllo dei propri nervi. Per futili motivi, infatti, l’uomo avrebbe preso la sua pistola, entrato in casa dei vicini, ed aperto il fuoco, “sterminando” un’intera famiglia: papà, mamma e figlio. Tra i morti anche un operaio, amico delle vittime, giunto in quella casa che, pochi minuti dopo il suo arrivo, si è trasformata nel’ultimo scenario della sua esistenza. Le motivazioni alla base del folle gesto sarebbero legate ad un posto auto nello spazio antistante la casa. Un episodio da brividi, raccapricciante, che lascia alle sue spalle molto a cui pensare. Sembra, ancora una volta, di assistere alle tipiche “breaking news” americane, a quelle notizie legate ad un Paese, gli Stati Uniti, in cui ogni anno si contano decine di episodi di questo tipo. Ma qui non è l’America. Siamo in Provincia di Caserta, nell’Agro Aversano, terra in cui le “macchie di sangue”, per lunghi e terribili anni, sono state lasciate, indelebili, dalla camorra e dalla criminalità organizzata. Per quanto possa sembrare assurdo, suona strano, questa mattina, dover leggere la notizia di una strage legata a cause diverse dalle “comuni” faide per il controllo del territorio (spaccio di droga, trasporto d’armi, pizzo ecc). Forse, in questo angolo di mondo, i problemi non sono legati solo alla criminalità. Forse ci troviamo dinanzi ad un vero e proprio collasso sociale: persone malate preda di un sistema che non lascia scampo. Sicuramente non è mio dovere esaminare in chiave psicologica e sociale quanto accaduto, però, qualora fosse possibile avanzare un’analisi, ci si potrebbe sicuramente legare alla costante propensione “dell’uomo moderno” a volere sempre tutto, rinunciando a niente. Un “pensiero malato” che può scatenare l’ira omicida di un uomo, per futili motivi o anche per un posto auto.

Giuseppe Nicodemo