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NAZIONALE – Sentenza epocale, Cannabis: coltivazione in casa non è reato. Ecco il nostro punto di vista

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NAZIONALE. E’ stata già definita “sentenza epocale” e di sicuro c’è poco da controbattere sulla definizione. La Cassazione, con una sentenza del 19 dicembre, ha deliberato che chi produce Cannabis  per uso domestico non commette un atto illegale. Un bel passo avanti per l’Italia che, rispetto a tantissimi altri Paesi nel mondo, era rimasta un pò arretrata.

Una “rivoluzione” che andrà senza dubbio a contrastare quella microcriminalità che, con le piccole vendite dedicate al consumo personale, ha creato, negli anni, un business non indifferente. Inoltre, se si darà la giusta lettura alla sentenza, senza incorrere in abusi, si potrà raggiungere, a nostro avviso, un nuovo livello di educazione sociale, mai avuto prima. Già, perché ad oggi, chi consuma Cannabis, in Italia, è spesso considerato persona da evitare, poco affidabile, senza prendere in considerazione, ad esempio, tutte le sfaccettature che l’assunzione di questa sostanza porta con sé. Inutile stare qui a dire che, molte volte, questa è utilizzata come antidolorifico, o ancora, come antistress terapeutico. In molti altri casi, addirittura, si conferma efficace al trattamento della nausea e del vomito indotto dalla chemioterapia nei pazienti affetti da tumori. Certo, d’altro canto, l’assunzione smodata può creare dipendenza, alla stregua di qualsiasi altro farmaco oggi in commercio in qualsivoglia farmacia.

Ma se sull’aspetto medico e terapeutico preferiremmo lasciare la parola agli esperti, da un punto di vista sociale questa sentenza rappresenta una vera e propria svolta. Ritornando sul tema del “progresso sociale” ci anticipiamo, in quanto siamo sicuri che, nelle prossime ore, se ne leggeranno di tutti i colori. A nostro avviso, chi cercherà di contrastare questa sentenza, rappresenta quella fetta d’ Italia che ha paura di progredire. Magari sono quelle stesse persone che temono “l’invasione africana“, e che si mostrano duri ed ostili al cambiamento. Crediamo, invece, che la giusta misura, in ogni cosa, può soltanto aiutare a progredire in maniera positiva. Affrontare le nuove dinamiche sociali, i nuovi traguardi che l’essere umano è chiamato a raggiungere, può soltanto aiutare tutti ad essere migliori, o semplicemente più tolleranti, ovviamente sempre nella giusta misura. Nel caso in questione, la sentenza ci mette soltanto alla pari con tantissimi altri Paesi.