Cultura

Evangelizzazione nel Carcere di Bellizzi Irpino -FOTO

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16 Gennaio 2016 – CULTURA. L’opera missionaria nei carceri, della GMC onlus (Gruppo Missionario Carcerario) prosegue il suo percorso in nuova realtà. Il 16 gennaio l’ Istituto Penale di BELLIZZI IRPINO AV, ha ospitato il gruppo musicale della chiesa evangelica ADI di Benevento via ponticelli, che già da qualche tempo si adopera in questa missione assieme al pastore  C. Turco, e sua moglie M. Garofalo presidente e legale rappresentante della GMC Onlus Missionecarcere.
L’evento musicale cristiano ha avuto lo scopo di stabilire un punto di contattato con i detenuti presenti nel penitenziario per poter arrivare ad annunciare l’Evangelo. L’impegno la costanza e la determinazione di questo gruppo musicale e ammirabile. In quando mossi dalla missione che Dio gli ha affidato, affrontano le opposizioni e gli ostacoli che vorrebbero fermare la loro missione in questo lavoro. Infatti muniti d’impegno e sacrifici, quanto sono chiamati a quest’opera, tutte le loro indispensabili esigenze che la vita richiede, possono al secondo posto proprio per onorare il compito che Dio gli ha affidato. I fratelli assistenti spirituale impegnati in questo lavoro, hanno trovato un terreno prevedibilmente duro ma, allo stesso tempo, hanno potuto dare testimonianza dell’ Evangelo e di quanto Dio ha compiuto nelle loro vite. In questa missione, Il MUSIC GROUP  Evangelico, ha potuto esporre ai presenti, il pensiero di Dio attraverso la musica (gospel). Questo tipo di musica che in inglese, significa Vangelo, buona novella, “parola di Dio”: i testi infatti, si ispirano alla Bibbia (soprattutto il libro dei Salmi), suonata e cantata sotto l’unzione di Dio, hanno sensibilizzare e preparato il cuore dei presenti a recepire il messaggio dellEvangelo.
Grazie anche al precedente operato degli assenti spirituale della GMC ONLUS che da tempo sono impegnati con i carcerati di questo istituto, è stata trovata piena collaborazione ed approvazione negli operatori e nelle figure dirigenziali della struttura. L’opera evangelistica carceraria, non si contrappone alla razionalità, ma la supera
straordinariamente al punto di favorire il buon risultato anche in luoghi lontani dai pensieri della vita quotidiana dove oltre all’assistenza sociale è necessaria una vera assistenza spirituale, quella che si può trovare solo nella Verità impressa nella Parola di Dio.
Il Pastore Cesare Turco ribadisce che, il detenuto è condannato a scontare la propria pena con la privazione della libertà, e non la perdita della dignità. Come essere umani, abbiamo il dovere di trovare il “proprio spazio” per esercitare la carità, il comandamento dell’Amore. Cristo dice: “Ero carcerato e sei venuto a visitarmi” (Mt.25,36), chiedendo così di essere incontrato nei carcerati, come in tante altre persone toccate dalle varie forme della sofferenza umana “ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”(Mt.25,40); (da notare che Gesù non mette in risalto né la colpa, né la condanna perché la dignità del carcerato supera sempre la sua colpa), spazio privilegiato per esercitare la carità e il comandamento dell’Amore è: il CARCERE. E questo non perché i carcerati meritino più degli altri, ma perché sono più bisognosi degli altri. I carcerati sono una categoria di persone misconosciuta, incompresa, travolta dal proprio “modo di vivete”, che non ha portavoce perché suscita più scandalo che compassione. Eppure vuole riscattarsi e sporge le braccia dalle sbarre in richiesta di aiuto. Le sbarre sono legali, il compito della chiesa non è quello di infrangere, fare uscire, ma è quello di andare -gli altri- dietro le sbarre e annuncirgli il messaggio biblico che nella sua globalità, se viene ricevuto nel cuore, produce sentimenti divini. Il carcerati sono da considerarsi come pecore che languono fra le spine, per questo è lecito lasciare il resto del gregge, che non rischia allo stesso modo. Tuttavia c’è un modo di sporgere le braccia da dietro le sbarre che è estraneo alla richiesta umile e consapevole, fa capo a una situazione oggettiva di miseria e abbrutimento. Essa è di per se sufficiente ad attrarre la simpatia e l’intervento degli altri, perché rappresenta una detrazione della dignità umana e reclama una compensazione. La consapevolezza del carcere, l’impegno per il carcere è più che mai una testimonianza cristiana e merita il suo spazio di carità.
Le parole del Signore, afferma il pastore Turco, “Ero carcerato e siete venuti a visitarmi” (Mt. 25, 36), possono sorprenderci, perfino colpirci, ma non possono lasciarci indifferenti: andare a trovare, aiutare un carcerato significa andare a trovare, aiutare Cristo! Cristo, e solo Cristo, è il motivo che spiega la presenza di Ministri del Culto Evangelico e assistenti volontari spirituali, che, sul Suo esempio, si fanno prossimo al detenuto che lo richiede, e lo accompagnano per tutto il periodo della sua detenzione. Il pastore Turco ribadisce che, non bisogna dimenticare che la legge prevede che in ogni istituto di pena sia garantita al detenuto l’assistenza religiosa e la libertà di professare la propria fede, di istruirsi in essa e di praticarne il culto. L’azione della Chiesa evangelica ADI, nella fattispecie la GMC ONLUS ha una radice e una meta ben precisa: la persona di Gesù Cristo. Solo da Cristo viene il motivo per cui andiamo verso gli uomini, e non ad altri se non a Gesù, vengono indirizzate le persone che incontriamo nella nostra attività evangelistica . Non possiamo non ammettere che, il tempo libero in carcere è una condanna. L’ozio fa a pugni con la rieducazione. Da qui l’importanza del lavoro, delle attività formative, ricreative, culturali che vengono svolte dagli educatori, assistenti sociali e assistenti volontari e che riempiono l’ozio dei detenuti. Queste associazione esterna all’azione rieducativa, che insieme ad altre finalità, riveste un’importanza sostanziale nell’interpretazione della pena detentiva, che a parer mio ribadisce il Pastore Turco, per quando sono vitali, non potranno ne loro ne alcuna cosa di natura umana raggiungere lo scopo della riabilitazione, saranno efficace nell’accompagnare il detenuto tenendolo occupato nel corso della sua detenzione con delle giuste iniziative progettuali che si programmano, ma come ho affermato altrove, solo la Bibbia quando entra nel cuore dell’uomo, questa, cambia radicalmente. Il Pastore Turco afferma che, favorire il reinserimento sociale delle persone detenute, seguendole e accompagnandole durante l’espiazione della pena, nella delicata fase di transizione da modelli comportamentali delinquenziali all’adesione ai corretti modelli della civile convivenza, è l’obiettivo della Chiesa Cristiana Evangelica Assemblee di Dio in Italia e della GMC onlus . Vogliamo pertanto portare nelle nostre preghiere quanto Dio ci ha dato opportunità di curare in nome della Sua Gloria e per la salvezza in Cristo Gesù.