Cultura

LOFOTEN (NORVEGIA) – Ultima magnifica e suggestiva tappa del viaggio di Francesco

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LOFOTEN (NORVEGIA). Eccoci giunti a questa ultima tappa del meraviglioso viaggio di Francesco Torrico nell’Arcipelago delle Lofoten, in Norvegia. Sono stati giorni intensi e, la nostra speranza, è quella di essere riusciti a trasmettere le emozioni, gli scenari mozzafiato, le grandi e le piccole cose di una avventura semplicemente incredibile. Ci uniamo ai ringraziamenti di Francesco, ringraziamenti rivolti a tutti voi, che ci avete seguito. Torneremo a viaggiare, insieme, individualmente o in qualsiasi altra forma: l’importante è farlo. Grazie!

“Come accennato nell’ultima diretta, Reine, ha il suo buon motivo per essere entrato tra i borghi più belli del mondo. Siamo stati in questo centro due giorni gustandoci la splendida vista sul paese, sui monti circostanti coperti di neve e cullati dal suono del mare. Qui, purtroppo, non c’è stato nemmeno un minimo accenno d’aurora anche se ci siamo trovati di fronte ad un altro fenomeno particolare. L’alone di 22° è un cerchio di luce che si forma intorno al sole (solare) o alla luna (lunare e più raro). Ciò avviene grazie alla presenza di cristalli di ghiaccio nell’atmosfera e, ammirarlo in uno dei posti più belli del mondo, non ha veramente uguali. Un cerchio di luce immenso ad illuminare la notte fredda Norvegese.

Sono le due di notte, non abbiamo quello che volevamo ma siamo felici e non è solo grazie al vino non locale. Da Reine, in due giorni, abbiamo raggiunto vari luoghi. Il primo (e anche l’ultimo in senso geografico) è Å. La strada che taglia l’arcipelago, conclude il suo percorso in un piccolo parcheggio. Dallo stesso si ripartono due strade. Portano rispettivamente al centro in cui, oltre al paesaggio, l’unica vera attrattiva è il museo dello stoccafisso; l’altro, attraverso la natura, porta all’ultimo fiordo dal quale, in una giornata come la nostra, priva di foschia, è possibile ammirare, in lontananza e tra insenature e scogli lambiti dall’acqua, l’isola di Røst (luogo d’approdo della Caracca Querina). Il vento è forte, il cielo coperto, l’aria è pungente. Camminando tra i Rorbuer, cerchiamo un locale che offra qualcosa di caldo. Troviamo aperto solo un piccolo negozio tipico che vende di tutto. Dal caffè ( ahimè americano) a souvenirs vari. Compro anche due salami. Uno di renna e l’altro di alce e mi fermo a parlare con la cassiera la quale, tra le varie informazioni riguardanti il vivere in un luogo così estremo, ci racconta una curiosità. Infatti, a differenza di quanto pensassi, la lettera “Å”, è l’ultima dell’alfabeto Norvegese. Questo e la posizione geografica quindi, sono due ottimi indizi per capire l’etimologia del nome. Un’altra delle tappe più belle e singolari del viaggio è la sosta a Nusfjord. Anche qui, le costruzioni sono tipiche così come quelle menzionate negli scritti precedenti e noi le attraversiamo percorrendo un sentiero innevato che ci porta al faro. Anche qui, la vista, si perde tra le mille sfumature di colori che, purtroppo per chi non lo vive, difficilmente una semplice foto riuscirebbe a descrivere. Il sentiero divide due parti vicinissime tra loro. A destra una foresta di abeti e a sinistra il mare.

Segni di animali selvatici lungo il percorso. Momenti di solitudine e pace. A rientro, dopo una breve sosta ad un rorbur in costruzione, incontriamo Salvatore. È uno chef di Palermo che vive in Norvegia da 20 anni e, la sua presenza, oltre che arricchirci di nozioni sul posto, sulle Lofoten e sulla Norvegia, ci svilisce! Ci informa che, causa venti solari deboli, difficilmente avremo la possibilità di avvistare l’aurora. Non ci resterà che consolarci quindi con le spiagge, itinerario del giorno successivo per poi volgere il nostro saluto alle Lofoten ed addentrarci, almeno per una notte, nella capitale: Oslo. Le spiagge, nei giorni successivi, infondono non solo in me, ma in chiunque in quel momento è presente, un’armonia riscontrabile nell’espressione del viso. Il mare assume colori che non avevo mai visto prima. I giochi di luce, in questo luogo, non sono solo quelli che, (purtroppo) non abbiamo avuto la possibilità di veder danzare nel cielo se non in piccola parte durante l’arrivo. I giochi di luce sono quelli che si creano sulla spiaggia di Flakstad, quelli che creano in me quasi un delirio mistico in quella di Haukland beach. Poi ci sono i suoni. C’è l’eco del mare che sembra fuoriuscire dal cuore della montagna che sovrasta il sentiero che da Haukland porta a Uttakleiv. Ultima tappa è Borg, dove visitiamo il museo vichingo. Qui ci confondiamo per un attimo con il tempo, indossando i vestiti d’epoca in una casa ricostruita su vecchie fondamenta di una storica casa vichinga. Ci accoglie Luisanna. Una ragazza originaria del Cilento, che lavora qui a Borg e che ci fornisce tutte le informazioni utili per la visita conclusa la quale, ci prepariamo a partire non prima di gustarci un ultimo tramonto. Il sole, trasla l’azzurro in un rosa pesca, prima di dare spazio alla notte. Lo ammiro tutto in silenzio.

Non una foto, non una parola. Resto estasiato di fronte a tanta bellezza. Ritorniamo a Nalvik dove, il giorno seguente, un aereo ci porterà ad Oslo. Viviamo un sabato sera dove, tra le tante cose che notiamo, quello che più ci sorprende è che la vita qui scorre tranquilla così come lo era prima della pandemia. Nei locali che ospitano cucina di ogni parte del mondo, rimpinzato di birra, saluto i miei primi compagni di viaggio. Roberto, Domenico, Fiammetta, Tania, Gianna, Marisa, Francesca e Valeria partiranno con rientri diversi da noi mentre a Roma, tra poco meno di due ore, saluterò Mirella, Elisabetta e Luca. Li ringrazio tutti di vero cuore perché sono anime belle e sono stati una fantastica cornice ad un quadro di per se meraviglioso. Persone che non conoscevo prima di 10 giorni fa e che oggi porto nel cuore e continuerò a fare.

Rientro da un luogo mistico e ostile. Un luogo a tratti burbero e a tratti dolce. Gentile nel mostrare sfaccettature di colori mai visti prima. Severo nel presentarsi in maniera fredda ed a tratti pungente. Saluto l’aurora di cui resta solo il suo “benvenuto” che, seppur piccolo, rimane emozionante ed indelebile. Torno e nel bagaglio porto colori, serenità e paesaggi. Porto undici straordinari compagni di viaggio che potranno sempre contare su di me. Porto i ricordi indelebili, i km e le risate, l’esperienza e la stanchezza, la neve ed il freddo. Porto la consapevolezza che il “bello” è nell’essenziale. Torno a casa per abbracciare i miei cari tra cui rientrano di diritto Camilla e Baolì e porto una bottiglia di Acquavit Lanie, il distillato Norvegese che matura in botti di rovere poste in barche che fanno il giro del mondo, per brindare oggi a voi che ci avete seguito in questi 8 giorni, ai miei compagni di viaggio, ai miei cari e per sempre al “Viaggio”. Francesco