(di Marco Gallo) C’è stato un tempo in cui Mondragone immaginava di diventare una delle capitali del turismo termale del Mezzogiorno. Era l’inizio degli anni Novanta quando venne redatto il piano di realizzazione delle “Terme Petrinum”: un ambizioso rilancio del territorio fondato sulla valorizzazione delle sue acque sulfuree. Un progetto partito ma abbandonato a metà dell’opera, come dimostra l’enorme ecomostro visibile ancora oggi in via Appia Antica, alla base del Monte Petrino.
Mondragone non è nuova alla tradizione termale. Le sorgenti sulfuree locali – utilizzate per centinaia di anni dai coloni di Sinuessa – rappresentavano il cuore del disegno delle Terme Petrinum. Come si evince dalla foto, il progetto prevedeva la realizzazione di un moderno complesso termale integrato: stabilimenti per cure idrotermali, piscine terapeutiche e ricreative, un centro benessere, strutture ricettive alberghiere, campi da tennis e spazi per congressi. L’obiettivo era quello di intercettare il turismo sanitario e destagionalizzare le presenze, affiancando alla villeggiatura balneare una proposta capace di generare flussi costanti tutto l’anno.
Il nome Petrinum richiamava le radici storiche del territorio, un legame simbolico con l’antica colonia romana di Sinuessa e con la vocazione salutistica che già in epoca imperiale aveva reso l’area rinomata per le sue acque.
Secondo le stime preliminari dell’epoca, il complesso avrebbe creato decine di posti di lavoro diretti e un indotto significativo nei settori della ristorazione, dell’accoglienza e dei servizi. L’idea si inseriva in una più ampia strategia di rilancio del Litorale Domitio, spesso associato a criticità ambientali e urbanistiche ma ricco di potenzialità inespresse.
Il progetto prevedeva anche interventi di riqualificazione urbana nelle aree limitrofe, con opere di sviluppo infrastrutturale e miglioramento della viabilità. In un territorio segnato da cicliche crisi occupazionali, le Terme Petrinum avrebbero rappresentato un vero e proprio volano di rinascita economica. Ma così non è stato.
A più di trent’anni di distanza, le ragioni del mancato decollo restano legate a combinazioni di più fattori: difficoltà di finanziamento, iter burocratici complessi, mutamenti normativi e, secondo alcuni osservatori, una carenza di coordinamento tra enti locali e investitori privati. In quegli anni il sistema dei finanziamenti pubblici destinati al Sud attraversava trasformazioni profonde, e molti progetti rimasero sospesi tra annunci e rimodulazioni Il contesto economico e amministrativo non favorì l’avvio dei lavori, e con il passare del tempo il progetto perse centralità nell’agenda politica cittadina, fino a scomparire definitivamente dal dibattito pubblico.
Il sogno delle Terme Petrinum appartiene al passato, eppure l’idea di trasformare le acque sulfuree in un motore di sviluppo non ha mai smesso di affascinare. Forse non è troppo tardi per riprendere quel dossier, aggiornarlo alle esigenze contemporanee e restituire alla città un progetto che, circa trent’anni fa, prometteva di cambiarne il futuro.



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