
Reduce da una stagione invernale con influenza e Norovirus, causa di infezione intestinale, la sanità italiana si confronta con un importante contagio. L’epatite A diventa una diagnosi frequente nel pronto soccorso, in particolar modo in quelli della Campania, che da gennaio 2026 si trova di fronte ad una notevole escalation dell’epatite virale di tipo A. La malattia mette radici anche in Puglia e nel basso Lazio, seppur con numero minore di contagiati.
Se la Pandemia ci ha predisposti ad un ossessivo atteggiamento ipocondriaco e di allarmismo in virtù di ceppi virali, focolai, virus e altre malattie, la Medicina razionalizza e invita alla prevenzione. La scienza non è un’opinione e i numeri lo dimostrano: 140 circa, sono i casi di Epatite A, in Campania, con un agglomerato nell’area del napoletano. Stando a fonti ufficiose, l’ASL di Caserta alla data del 31 marzo, registra orientativamente cinquanta casi. Il Pronto Soccorso del Pineta Grande Hospital dal 4 gennaio 2026 al 31 marzo, ha ricevuto 7 pazienti infetti, di cui solo uno trasferito al reparto adibito alle esigenze che l’infezione richiede. I due reparti di Malattie Infettive, punti di riferimento della sanità regionale, sono quelli dell’Azienda Ospedaliera Sant’ Anna e San Sebastiano di Caserta e quello dell’Ospedale Cotugno a Napoli. In clausola dell’indice numerico, c’è stato un debole passaggio di casi presso l’Ospedale di Sessa Aurunca, a cui sembrano pervenute solo due persone, dimesse immediatamente dopo la diagnosi.
L’ Azienda Ospedaliera Sant’Anna e San Sebastiano alla data del due aprile 2026 riferisce di 39 pazienti arrivati in ospedale positivi per epatite acuta A: il primo è avvenuto l’11 febbraio. Al momento, restano sette le persone ricoverate in reparto. La Prof.ssa Caterina Sagnelli, Direttrice dell’Unità Operativa Complessa Malattie Infettive e Tropicali a Direzione Universitaria, ci informa di circa 20 transiti in pronto soccorso di pazienti che mostravano sintomi gastrointestinali, i quali sono stati risolti in ambito ambulatoriale. Circa 23 sono state le epatiti “severe” e tre quelle gravi. “Ci sono state situazioni delicate che hanno richiesto attenzione immediata; i pazienti vanno messi in tutela” – ci dice la Prof.ssa Sagnelli, evidenziando anche le fasce di età dei pazienti affetti da epatite A. Una ragazza di diciassette anni e sua madre, alcuni ventenni, adulti di trenta, trentacinque anni circa; una signora cinquantenne ed una ottantaquattrenne. “Un alert importante di sicuro c’è stato: i casi sono arrivati insieme” – riferisce la Prof.ssa Sagnelli per descrivere l’ondata di casi pervenuti alla struttura ospedaliera in questione. Molti dei pazienti ricoverati provengono da Caserta, pochi da Piedimonte Matese, uno da Napoli. “Il picco c’è stato…di sicuro ci sarà qualche altro caso ma credo che il peggio sia passato” – dice la Direttrice di reparto – “questo anche grazie alla ASL del territorio che si è attivata immediatamente con i vaccini”. È proprio quest’ultimo punto, quello cerchiato a penna dalla Prof.ssa Sagnelli, che sinonimizza il vaccino alla prevenzione dell’epatite A. “Un sintomo che ho trovato in comune tra le persone con epatite A è la stanchezza, il malessere generale” – racconta la Prof.ssa. C’è anche un altro aspetto su cui la Prof.ssa Sagnelli concentra la questione: l’aspetto comunicativo intorno all’ epatite A. “Comunicare è importante, e segnalare il vaccino alle persone che viaggiano in zone endemiche, dovrebbe essere compito delle agenzie di viaggio” – suggerisce. Questo quello che accade sul fronte dell’ alto casertano.
In campo medico, un altro parere è quello della Dott.ssa Infettivologa Sara Melzi che pone luce su alcuni aspetti del contagio, sia nel caso specifico della Campania, sia in campo generale dell’infezione virale. “L’allarme è dovuto alla rottura di un equilibrio epidemiologico che durava da anni spinto da una contaminazione alimentare che ha colpito contemporaneamente centinaia di persone in poche settimane.” – dice l’esperta, mettendo in evidenza i dati numerici dell’Istituto Superiore di Sanità. I dati aggiornati a fine marzo confermano un netto incremento dei casi di epatite A rispetto agli anni precedenti per cui la situazione ha destato allarme (circa 160 segnalazioni in un solo mese rispetto ai 631 casi nel 2025). Alla domanda, in campo medico della sintomatologia che l’Epatite A porta con sé, la Dott.ssa Melzi evidenzia una comunanza di sintomi, qualcuno più ricorrente di altri: “Quello più comune dell’epatite A negli adulti e nei bambini di età maggiore di 6 anni è l’ittero (colore giallo della cute) che si verifica in oltre il 70% dei pazienti sintomatici. Tuttavia, la presentazione clinica varia significativamente il base all’età del paziente. Negli adulti e nei bambini di età superiore ai 6 anni, la malattia inizia tipicamente con sintomi aspecifici simil-influenzali tra cui febbre, malessere, inappetenza, nausea con vomito e dolore addominale. Questi sintomi poi progrediscono verso i segni classici che sono urine scure, feci chiare e ittero”. Per capire le fasce di età più colpite, bisognerebbe farsi aiutare da un’anagrafica storica e locale. Le differenze evidenti: “Nel Lazio la fascia di età più colpita è dei giovani adulti maschi tra i 20 e i 39 anni; invece, la Campania presenta un profilo epidemiologico diverso con tassi di incidenza annuali ed epidemie periodiche. Uno studio condotto a Salerno tra il 2015 e il 2023 ha mostrato che la fascia di età tra i 61 e 70 anni presentava più alta sieroprevalenza e il 70 % erano maschi.” – spiega l’esperta. La Dott.ssa Melzi aggiunge alla sua analisi una nota importante, che sembrerebbe scontata ma non lo è: “I pazienti devono evitare farmaci epatotossici (tossici per il fegato) e alcool.” Poi la rassicurazione in percentuale: “L’insufficienza epatica acuta si verifica in meno dell’1% dei casi ma richiede una valutazione per il trapianto di fegato.”
I vaccini, nonostante dal periodo post pandemico siano diventati un concetto ripugnante per molti, restano una delle poche garanzie che la Medicina, oltre alla Prof.ssa Sagnelli e alla Dott.ssa Melzi, confermano in nostro favore e in quello della nostra salute. I vaccini, come la storia insegna, sono stati punti di svolta, evoluzione e guarigione da periodi di grandi emergenze sanitarie. Anche in questo caso e, a confermarlo ancora una volta è l’infettivologa Melzi, il vaccino ha un’utilità impattante nel contrasto dell’Epatite A. “Dopo la prima dose il 94-100% degli adulti sviluppa livelli protettivi di anticorpi entro 1 mese e dopo la seconda dose raggiunge il 100% della protezione.”
Anche l’etica della responsabilità però, ha il suo ruolo in area di difesa. Le condizioni per evitare il contagio devono essere prettamente igieniche. La storia più antica del mondo, una questione d’ “asilo”: il corretto lavaggio delle mani. Accortezze sul lavaggio di frutta e ortaggi in cucina, sono un evergreen che andrebbe consigliato sempre. Resta vietato il consumo di frutti di mare crudi. Quest’ ultimo divieto diventa “severo” soprattutto in Campania dove pare ci siano alcune irregolarità nel trattamento del pesce e crostacei, aggravato dalla contaminazione sul litorale regionale.


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