
(di Marco Gallo) Una scoperta inattesa riapre il sipario sulla storia millenaria di Suessa, a pochi passi dall’antica colonia romana di Sinuessa. Nelle campagne del territorio aurunco è emerso un reperto di straordinario interesse: i resti di una statua che gli esperti hanno associato alla figura della dea Atena, divinità di sapienza e strategia militare.
L’analisi iconografica dello scudo circolare, ancora ben riconoscibile, ha rivelato dettagli che rimandano alla figura mitologica di Erittonio, il leggendario re di Atene “nato dalla terra e protetto da Atena”. Nella parte superiore dello scudo emergono le dita di una mano che lo sorreggono; al centro campeggia la testa di Medusa, una delle tre Gorgoni, mentre nella parte interna si snoda un serpente, interpretato dagli studiosi come la rappresentazione di Erittonio stesso.
A individuare il reperto è stato Luca Mennillo, imprenditore locale e appassionato conoscitore della storia del territorio. Dopo il ritrovamento, Mennillo ha immediatamente avvisato le autorità competenti, consentendo l’intervento dei carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale, che hanno preso in custodia la statua per i rilievi e le verifiche del caso.
Secondo le prime valutazioni, il reperto potrebbe aver avuto la funzione di decorare il Teatro o l’Anfiteatro situati in loco, ma non si esclude comunque un’origine più antica connessa a culti di derivazione greca diffusi lungo la costa tirrenica.
Al termine delle analisi tecniche e delle procedure di tutela, lo scudo potrebbe trovare collocazione presso il Museo Archeologico Nazionale di Sessa Aurunca, dove verrebbe messo a disposizione della comunità e dei visitatori, arricchendo ulteriormente il patrimonio culturale del territorio.
Una scoperta che non solo aggiunge un tassello alla conoscenza della storia locale, ma che conferma ancora una volta quanto il sottosuolo aurunco continui a custodire storie, simboli e memorie di civiltà lontane.


TIENITI AGGIORNATO SULLE NOTIZIE DELLA CITTA’, CLICCA SUL LOGO QUI SOTTO E SEGUI LA PAGINA “QUESTO E’ MONDRAGONE”



