

(di Marco Gallo) La stagione volge al termine con affluenza da capogiro, eppureombre di inciviltà sull’immagine della città – episodi di violenza per futili motivi – minano il turismo perbene e si abbattonosull’economia locale.
Se da un lato i numeri incoraggiano, dall’altro la cronaca restituisce un quadro ben più complesso e amaro. Tra picchi di presenze ed episodi violenti finiti sotto i riflettori dei media nazionali, il rendiconto dell’estate 2026 si chiude con un giudizio neutro: bene, ma non benissimo.
A minare l’immagine della cittadina litoranea non è stata la mancanza di appeal turistico, bensì il ripetersi di gravi fatti di inciviltà. Dalle tensioni registrate nella zona Fiumarella fino allaferoce lite scoppiata in un ristorante centrale per futili motivi. La cronaca ha di fatto documentato un vero e proprio “sold out” del degrado: episodi di aggressione (commessi da turisti “di prossimità”) che hanno suscitato non solo lo sdegno del turista“sano”, ma anche quello di parte dei cittadini mondragonesi che tornano ancora una volta a invocare il rispetto del proprioterritorio e una maggiore tutela dei beni locali messi a disposizione di tutti.
Analizzando le dinamiche che caratterizzano il litorale, emerge una spaccatura netta tra due modalità opposte di vivere la città. Da un lato c’è il turista “costruttore”: arriva, fruisce delle ampie spiagge libere della zona, paga il parcheggio, consuma e rispetta le regole. Dall’altro si posiziona il turista “distruttore”: sosta selvaggia lungo i vicoli o negli stalli dei supermercati per evitare le strisce blu, violenza e liti per futili motivi, tendopoli abusive ogazebo da cerimonia installati sull’arenile (che hanno richiesto persino l’intervento diretto del sindaco per essere sgomberati) e rifiuti indifferenziati abbandonati in spiaggia o sul lungomare al termine della giornata.
Il danno principale trascende dal semplice degrado urbano e colpisce direttamente il cuore dell’economia del territorio. Un paio di episodi violenti, concentratisi nel finale di stagione,rischiano addirittura di bollare ingiustamente Mondragone come meta poco sicura.
Al di là degli introiti, balneari e imprenditori locali rischiano di fare i conti con un grave bilancio culturale: l’ombra della cattiva pubblicità potrebbe scoraggiare il futuro flusso del “turismo sano-costruttivo”, costringendo l’indotto locale a ripartire da zero perricostruire la fiducia dei visitatori.
Dunque, la domanda alla politica, ai cittadini e agli imprenditori locali resta legittima: “Tra la quantità e la qualità del turismo, tra il costruire e il distruggere, tra un guadagno relativo (e in decrescita)e uno netto (e in crescita), cosa scegliete?”






