
Il dolore di Marco Iannitti è quello di un padre condannato a vivere con la consapevolezza che suo figlio, ucciso il 18 marzo, è ancora nelle mani della medicina-legale di Caserta. Vincenzo è stato assassinato il 18 marzo 2026 da Victor Uratoriu, che la stessa vittima considerava un amico. Il 19enne ha ucciso Vincenzo, ha occultato il suo corpo in un anfratto dietro casa sua, nel cuore di San Castrese e, successivamente, ha depistato le ricerche. Il papà di Vincenzo Iannitti, dopo essere venuto a conoscenza delle condizioni in cui riversa il corpo di suo figlio sul tavolo autoptico, si è esposto pubblicamente per chiedere la verità. Il dolore di Marco è leggibile, seppur non immaginabile per quanto profondo, su Facebook: sono due, gli ultimi post, attraverso i quali Iannitti chiede aiuto a chiunque possa dare un sostegno consapevole. L’unica finalità è la giustizia.
Il primo post ve lo abbiamo precedentemente mostrato. Il secondo si concentra sulla denuncia di un dettaglio macabro del delitto di San Castrese. Victor Uratoriu, il giorno dell’omicidio, e quindi subito dopo aver commesso l’assassinio, si è recato al Pronto Soccorso dell’Ospedale di Sessa Aurunca. Riporta delle profonde ferite, ramificate, all’ avambraccio. Dopo la sutura con punti, l’omicida pubblica una foto della ferita con suddetta didascalia: “Soy immortale“. Già da quel momento si sarebbero avute importanti risposte che, per vari motivi, sono arrivate settimane dopo. Victor Uratoriu, si rendeva immortale di fronte a che cosa? Aveva vinto su che cosa? Aveva avuto una colluttazione con Vincenzo prima di ucciderlo?
Marco racconta di questo particolare (che non è per nulla minuscolo), evidenziando come Victor sarebbe stato aiutato da terze persone nel commettere l’omicidio del 18 marzo. Scrive: “18 Marzo 2026. Uratoriu Victor Jon, sui social si proclamava così. Si mostrò nel primo pomeriggio del 18 Marzo, autoproclamandosi Immortale al mondo, dopo aver ucciso Mio Figlio. Alle 14 usciva di casa accompagnato dalla madre, per recarsi all’ospedale di Sessa. Intanto il mio Vincenzo versava a terra, lasciato a morire, e la famiglia sapeva tutto. E solo al loro ritorno dall’ospedale, avrebbero iniziato la seconda fase, quella più crudele, di un omicidio efferato, con complicità da veri mostri. Chiunque veda queste persone per strada, vi prego di dirmi dove le avvistate, potete scrivermi qui su Facebook, perché io devo fate di tutto per mandare in galera questi 3 mostri che ancora girano a piede libero. Vi prego, aiutatemi. Oggi è il 18 Luglio. 4 mesi senza Vincenzo.”
Un post che non ha bisogno di aggiunte, didascalie o commenti. Il dolore vuole trovare una strada per la giustizia.

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