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La storia di Giovanna Licenziato è l’ennesima trama drammatica in cui una donna deve affrontare il proprio carnefice. Una vera e propria trama, dal gergo tessile, da cui è complicato uscire. Da “vittima” a “miracolata”- così definita dall’opinione pubblica- Giovanna ha ridato vita a se stessa, e attraverso l’Associazione “Il silenzio uccide”, aiuta altre donne a trovare il proprio coraggio. La guarigione della violenza ha un tassello invalicabile: il recupero dell’autostima verso se stesse. Giovanna Licenziato, ha deciso di raccontare la sua storia attraverso un libro. “Il silenzio uccide“, titolato come l’omonima associazione, è una razionale presa di coscienza contro una censura durata mesi in cui Giovanna si è ritrovata, per mano del suo ex compagno. Un anno e mezzo di relazione, in cui il passare dei giorni scorre tra massacri fisici e gravi offese, violenza fisica e psicologica.
Non è forse giusto definire “domestica”, la violenza subita da Giovanna, che fuori dalle mura di casa sua continuava ad essere in possesso di un uomo che, passo dopo passo, le stava sfilando la sua stessa vita. “Non bisogna arrivare al femminicidio” -dice Giovanna- “ho visto tante volte la morte con gli occhi.” Sono proprio quegli occhi che Giovanna non truccava neanche più, poiché sbavati dalle lacrime di disperazione e umiliazione. Lo schiaffo, il controllo su ogni tipologia di social media, l’obbligo a non truccarsi, la gelosia ossessiva, l’umiliazione, sono tutti tasselli (riconoscibili e ripetibili) con cui l’ex compagno di Giovanna ha costruito il suo dominio su di ella.
Nel suo libro, nato su proposta dell’ Avvocato Editore Massimo Capasso, in uscita il 23 giugno, Giovanna ripercorre le tappe di un vortice buio, una storia che fa da eco ad altre migliaia, in cui le dinamiche sono quasi sempre simili. “Nel libro c’è una parte quasi tecnica che analizza i primi segnali di violenza“- un approfondimento sui primi campanelli di allarme che una donna non deve mai sottovalutare. La presa di coscienza è l’atto più difficile da perseguire. “C’ era una forte dipendenza affettiva…un po’ come un drogato quando attraversa la fase di astinenza“- racconta Giovanna di quanto spesso l’accecato bisogno di amore conduce una persona ad un limbo, in cui è più facile annullarsi per un ti amo, che essere sola con la propria dignità.
Giovanna Licenziato si è salvata grazie alla segnalazione di sua figlia che ha lanciato l’allarme a suo padre, ex marito della donna. L’uomo colpevole di violenza, esce dalle mura di casa Licenziato ma non esce dalla paura di Giovanna, la quale viene contattata, pedinata e minacciata. Agli atti sono registrati circa 1137 messaggi di minacce di morte. Giovanna denuncia il suo ex compagno violento, e i Carabinieri della Stazione di Comando di Mondragone, attivano immediatamente il Codice Rosso, invitando la donna a restare in Caserma e attivando subito la procedura con il Pubblico Ministero. “Io sono stata fortunata che, chi di dovere, si sia attivato in maniera eccepibile e rapida, ma il Codice Rosso, in Italia non funziona; in Germania e in altri paesi si, qui no“- denuncia Giovanna, che oltre ad aver vissuto, di violenza ne ha anche sentito parlare da altre voci come la sua. Per l’uomo è in corso un secondo processo dopo due sentenze. La persona che ha commesso gravi reati nei confronti della sua ex compagna ora è a piede libero. Non è stata neanche prevista, ad oggi, una misura cautelare di allontanamento.
L’ autrice conclude il suo libro con la nascita della sua associazione, che segna una rinascita anche dal punto di vista personale. “Il Silenzio Uccide” verrà presentato al Parco Cerillo a Bacoli, il prossimo 23 giugno. Oltre all’autobiografia, con cui Giovanna Licenziato dona parte della sua fragilità, l’autrice invita anche ad un forte operato nelle scuole nei confronti dell’educazione affettiva. “Bisogna partire dai ragazzi “-ci dice. Qualche anno fa Giovanna credeva che il silenzio l’avrebbe uccisa; oggi, invece, la sua voce è inarrestabile.




