

(di Marco Gallo) Tempo fa abbiamo parlato di una nuova scoperta archeologica fatta da alcuni appassionati di storia mondragonese sulle pendici del Monte Petrino, in posizione panoramica e a ridosso di un piccolo torrente. A onor del vero, e per onestà intellettuale, ci siamo rivolti al maggior referente della zona, il direttore del Museo Civico-Archeologico di Mondragone, dott. Luigi Crimaco.
«Dott. Crimaco, Lei è il massimo esperto di storia e archeologia del territorio. Cosa sa dirci della notizia sul ritrovamento della villa romana lungo la via Appia che costeggia Mondragone?»
«La villa romana scoperta lungo la via Pedemontana, in località San Sebastiano, Casino Schiappa, era già ben nota alla letteratura archeologica. Mi complimento con i ragazzi volenterosi che cercano di sensibilizzare la popolazione sugli aspetti storici-culturali del nostro bellissimo territorio; il loro gesto è encomiabile, ma naturalmente consiglio a tutti di segnalare tempestivamente ogni ritrovamento alla SoprintendenzaABAP per le province di Caserta e Benevento. In particolare ricordo che Mondragone ha la fortuna di ospitare in città un Ufficio Scavi diretto dal dott. Domenico Oione, Funzionario Responsabile ed esperto archeologo, amico del nostro Museo e da sempre impegnato nella Tutela e Valorizzazione del nostro Patrimonio Culturale».
«Che tipo di villa hanno ritrovato i due giovani appassionati di storia locale Mario Pisano e Mario Corrente?»
«Della struttura, è ancora possibile distinguere, oltre all’ingresso di un criptoportico seminterrato rispetto all’attuale piano di campagna, un poderoso muro in opera incerta, che il Vallat (VALLAT 1980 n.d.r.) identificò con il muro di un ambiente a pianta rettangolare di m. 9,50 x 8, alto m. 1,30, dotato di lucernari e di un accesso sul lato nord-est, appartenente a un complesso rustico di grande rilevanza. All’impianto romano si sovrapposero strutture medievali e, infine, un capanno moderno (casino Schiappa n.d.r.). La villa, costruita nella seconda metà del II sec. a.C., sembra essere stata utilizzata senza soluzione di continuità fino a età alto medievale».
«Dunque, la villa era già stata inserita sulle mappe degli archeologi?»
«Come ho già detto, il luogo è noto da molto tempo, in particolare dopo i rilevamenti nel 1911 della statua acefala in marmo che tutti conosciamo come “Venere di Sinuessa”, da sempre conservata nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli e attualmente in prestito al Museo Nazionale di Sessa Aurunca.Inoltre, saggi di scavi effettuati dalla Soprintendenza Archeologica sul versante nord del Monte Petrino alla fine del secolo scorso, a poche centinaia di metri dalla villa di località San Sebastiano (Casino Schiappa n.d.r.), hanno rivelato, in un sistema di grotte naturali frequentate da età preistorica, con una fase di occupazione in età romana, un uso funerario ad attività da collegare proprio alla villa».
«Nell’ottica del riconoscimento della via Appia come patrimonio mondiale UNESCO, quante ville romane potrebbero essere riportare alle luce per creare un vero e proprio progetto di visite culturali?»
«La fortuna economica della colonia di Sinuessa e del suo territorio, fu certamente la via Appia. Fin dalla fine del IV sec. a.C., ancor prima della fondazione delle colonie latine e romane, i Romani popolarono le alture della Catena preappenninica del Massico di case coloniche costruite su poderosi basamenti in opera poligonale o quadrata e collegati alla Regina Viarum tramite una viabilità secondaria, come quella individuata a mezza costa tra Cicoli, e Monte Sant’Anna, il cui basolato dopo aver superato il Monte Crestegallo, passando accanto alla fattoria di Località Colombrello, giunge alle falde del Petrino. Tra quelle cime, e in quelle prime case coloniche, nacque la leggendaria storia di un vino, destinato a diventare celebre in tutto il mondo romano con l’appellativo di vinum Falernum. In seguito, dopo la guerra annibalica, lungo l’antico tracciato basolato dell’Appia, e nei suoi paraggi, a partire dal II sec. A.C. i Romani costruirono le grandi ville rustiche di produzione, i cui resti monumentali sono ancora oggi visibili lungo la moderna via Pedemontana, nei pressi di Mondragone, e lungo le falde della catena Massicana, tra il Petrino e il Cicoli. Fondamentale era la presenza intorno al sito scelto per la costruzione della villa di ruscelli e sorgenti indispensabili per l’approvvigionamento idrico. Attualmente conosciamo la quasi totalità di edifici rustici antichi presenti sul territorio e l’indagine topografica svolta da vari studiosi fornisce dati a sufficienza per conoscere e valorizzare il patrimonio archeologico locale, soprattutto per una corretta ricostruzione del paesaggio agrario antico. Mondragone, Sessa Aurunca, Cellole, Falciano del Massico sono territori fortunati in termini archeologici, e con la certificazione UNESCO potremmo cooperare e fare grandi cose insieme».





