
(di Marco Gallo) Con “La Cattedrale di Sessa Aurunca”, Villucci, d’Onofrio, Pace e Aceto consegnano ai lettori un’opera che va ben oltre la semplice descrizione di un edificio sacro. Il volume si presenta come un viaggio rigoroso e appassionato dentro uno dei monumenti più rappresentativi di Sessa Aurunca, restituendone non solo la storia architettonica ma anche il valore simbolico e identitario.
Lo studio, dedicato ai santi Pietro e Paolo, emerge pagina dopo pagina come un organismo vivo e stratificato nei secoli. Gli autori ricostruiscono le fasi costruttive analizzando gli interventi artistici e soffermandosi con attenzione sui dettagli: dai mosaici pavimentali di tradizione cosmatesca agli elementi scultorei, fino alle trasformazioni subite nel tempo. Il risultato è un affresco completo di arte e storia affascinante.
Il pregio maggiore dell’opera? Il metodo.
Gli autori combinano fonti archivistiche, osservazione diretta e competenza storico-artistica, offrendo un lavoro solido e documentato. Non mancano passaggi di forte partecipazione emotiva che tradiscono il profondo legame tra gli studiosi e il loro stesso territorio. Questo connubio di rigore e passione rende il libro accessibile anche a un pubblico non specialistico, senza sacrificare però la qualità dell’analisi.
In un contesto in cui il patrimonio locale rischia spesso di essere dato per scontato, Villucci, d’Onofrio, Pace e Aceto invitano a una riscoperta consapevole. L’edificio non rappresenta l’ennesimo monumento religioso, ma un punto di riferimento per la comunità: un luogo in cui si condensano secoli di storia aurunca.
“La Cattedrale di Sessa Aurunca” si impone come un testo imprescindibile per chi voglia comprendere l’identità culturale della città. Un saggio che non si limita a descrivere, ma educa a guardare (e riconoscere) il valore nascosto nelle pietre della propria storia.





