(di Marco Gallo) Nel 1932 un Podestà di Mondragone chiedeva l’accesso all’Archivio di Stato di Napoli per recuperare un antico stemma che nell’Ottocento veniva associato alla città di Mondragone, in Terra di Lavoro. È un emblema semplice ma molto particolare: la storia di un popolo che ha visto con i propri occhi il continuo succedersi di Signori/Baroni (La famiglia Grillo – ultimi eredi di quelle terre) e l’accumulo di ingenti debiti che non ha consentito una nuova ristrutturazione della Rocca sul Petrino.
Mondragone era Rocca e Rocca era Mondragone.
La città veniva identificata non solo come terme romane, spiaggia e mare, ma anche attraverso la storia del Castello che si erge da secoli sul monte; lo stesso che, come un anziano sorvegliante, continua a vegliare su di lei dall’alto. Immaginiamo cosa potrebbe accadere, culturalmente parlando, se si ricominciasse a parlare della città di Mondragone come luogo in cui viene custodito uno degli edifici medievali più antichi del Regno di Napoli, la Rocca Montis Dragonis (data di inizio costruzione tra 800 e 1000 d.C.).

La motivazione alla richiesta del Podestà era la seguente: “[…] Il presente stemma appartenente al Comune di Mondragone, in provincia di Terra di Lavoro, esistente nella collezione degli stemmi ordinati dal Ministero della Cancelleria nel 1818 […] che si conserva in questo Archivio di Stato, è stato riprodotto dal suo originale dal disegnatore Giuseppe Simonelli […]”
Giuseppe Simonelli, morto a Napoli il 17 ottobre del 1713, era un pittore del periodo tardo-barocco, appartenente alla scuola di Luca Giordano, di cui fu allievo e stretto collaboratore. Dunque, è grazie a lui e a pochi altri di quel periodo che oggi è possibile ricostruire parte della storia ottocentesca di Mondragone.

Uno stemma che potrebbe tornare utile alla città per “riassociare” l’antico nome “Rocca” a “Mondragone” (Rocca Mondragone) e riprendere un percorso di cambiamento storico-culturale fermo ai primi anni del Novecento. Il mare, le spiagge dorate, i prodotti eno-gastronomici possono portare ricchezza, questo è certo, eppure parliamo sempre di un “indotto economico” circoscritto a un determinato periodo e ai soliti “pochi eletti”.
Per il popolo cosa c’è? Al turismo culturale, quello lento e genuino, cosa gli viene offerto?
La storia insegna che la cultura di un popolo è di tutti ed è per tutti; e se nel breve periodo non si prenderanno le giuste scelte, Mondragone potrebbe perdere gli ultimi avanzi di una delle ricchezza più preziose che ancora possiede.




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