

Il Mondragone City chiede una procedura trasparente per la gestione dell’impianto. Campoli contesta l’esito della riunione convocata in Comune e denuncia il trattamento riservato alla figlia Marianna.
MONDRAGONE – Torna al centro del dibattito cittadino la gestione dello Stadio Conte. Dopo gli interventi effettuati nelle scorse settimane per il recupero dell’impianto, adesso lo scontro si sposta sulle modalità di utilizzo e sull’eventuale affidamento della struttura.
A sollevare nuovamente la questione è il presidente del Mondragone City, Alfredo Campoli, dopo la riunione tenutasi oggi alle ore 13 presso il Comune con le società che utilizzano il campo sportivo.
Secondo quanto riferito da Campoli, l’incontro sarebbe stato convocato nella giornata precedente tramite Fabio Gallo, dirigente della Polisportiva. Il presidente del Mondragone City aveva deciso di non prendervi parte personalmente e la società è stata quindi rappresentata dalla figlia Marianna Campoli.
Proprio su quanto sarebbe accaduto durante l’incontro Campoli esprime forte amarezza.
«Mia figlia è andata in Comune esclusivamente per rappresentare il Mondragone City – sostiene il presidente – ma si è trovata davanti anche persone delle quali ritengo debbano essere chiariti ruolo e titolo a partecipare alla riunione. Alcuni atteggiamenti nei suoi confronti sono stati, a mio giudizio, umilianti e finalizzati a metterla in difficoltà».
Ma il vero terreno dello scontro riguarda il futuro dello Stadio Conte.
Secondo la ricostruzione fornita dal presidente del Mondragone City, al termine dell’incontro il sindaco Francesco Lavanga avrebbe comunicato che per quest’anno non si procederà con la gara per l’affidamento dell’impianto sportivo.
Una decisione che Campoli contesta apertamente, ricordando che, prima delle dimissioni, l’allora assessore Maria Tramonti avrebbe già lavorato alla predisposizione del bando.
Da qui la domanda rivolta direttamente all’amministrazione:
«Se il bando è stato predisposto ed è pronto per essere pubblicato, perché non fare la gara?»
La posizione del Mondragone City è quella di chiedere una procedura pubblica attraverso la quale tutte le società interessate possano concorrere alle stesse condizioni.
«Non vogliamo diventare i padroni dello Stadio Conte e non chiediamo alcun trattamento di favore – precisa Campoli –. Chiediamo esattamente il contrario: legalità, trasparenza e pari opportunità. Una gara pubblica stabilirebbe regole, responsabilità, costi e diritti uguali per tutti».
Il presidente solleva inoltre la questione dell’utilizzo dell’impianto da parte delle realtà che vi svolgono attività sportive a pagamento, chiedendo all’amministrazione di rendere pubbliche le condizioni attraverso le quali viene consentito l’uso della struttura.
«Se nello stadio comunale vengono svolte attività economiche – aggiunge – i cittadini hanno il diritto di conoscere a quale titolo viene utilizzato l’impianto, quali siano gli eventuali canoni, le autorizzazioni e gli obblighi a carico degli utilizzatori».
Campoli chiede dunque che ogni aspetto venga chiarito attraverso atti ufficiali, evitando di trasformare accuse politiche in conclusioni già accertate: eventuali irregolarità o possibili danni alle casse pubbliche dovranno essere verificati dagli organi competenti sulla base della documentazione amministrativa.
Rimane, però, una precisa battaglia politica.
«LO STADIO CONTE È DEI CITTADINI»
«Lo Stadio Conte – conclude Campoli – appartiene ai cittadini di Mondragone. Non appartiene al Sindaco, non appartiene al Mondragone City e non appartiene a questa o quella scuola calcio. Proprio per questo chiediamo che nessuno possa godere di privilegi e che tutti vengano messi sullo stesso piano».
Il messaggio rivolto all’amministrazione è quindi netto:
«Una gara pubblica, trasparente e subito. Se le regole sono uguali per tutti, nessuno dovrebbe avere motivo di temerla».
Adesso si attende la posizione dell’amministrazione comunale e l’eventuale replica del sindaco Francesco Lavanga sulle ragioni della mancata pubblicazione del bando.






