

(di Marco Gallo) Esiste un legame particolare tra fascino e identità nei libri che vi proponiamo, e questo è il caso de “L’antichissima Sessa Pometia” di Lucio Sacco. Un’opera del 1670 che restituisce riconoscibilità ai luoghi in cui la storia si perde tra mito e documento. La storia della ricchissima Suessa Pometia (antica città latina ancora priva di localizzazione) è strettamente collegata a quella di Suessa (odierna Sessa Aurunca) e si inserisce proprio in questa tradizione.
La narrazione si muove lungo un crinale sottile, dove la ricerca storica incontra inevitabilmente la suggestione. Sacco raccoglie fonti, tradizioni, interpretazioni erudite e testimonianze indirette nel tentativo di sostenere una tesi affascinante: quella di una continuità, o quantomeno di una relazione, tra la città aurunca e la leggendaria Suessa Pometia, distrutta secondo le fonti classiche in epoca arcaica (502 a.C. circa). Non si tratta di una dimostrazione definitiva – e l’autore non sempre riesce a scioglierne le criticità – ma il valore del libro sta proprio nella capacità di riportare al centro un dibattito spesso trascurato: guardare con occhi nuovi le stratificazioni storiche di Sessa Aurunca.
Dal punto di vista stilistico, il testo riflette il carattere storiografico novecentesco: erudito, a tratti ridondante, ma animato da un’autentica passione per il territorio. Sacco non scrive per il grande pubblico, ma si rivolge ai lettori già sensibili alla storia aurunca e agli studiosi interessati alle tradizioni del Mezzogiorno. Se osservato con gli strumenti della storiografia contemporanea, invece, il libro mostra inevitabili limiti: uso delle fonti non verificabile e ipotesi che spesso appaiono più suggestive che dimostrabili.
Nonostante questo, “L’antichissima Sessa Pometia” resta comunque un prezioso documento culturale, che testimonia un modo di fare storia profondamente legato all’identità locale e alla volontà di riscoprire le proprie radici.
In un momento storico in cui il rischio è quello di perdere il legame con la memoria dei luoghi, il lavoro di Sacco, pur non offrendo certezze assolute, conserva un valore che va oltre la precisione accademica: quello di ricordare che ogni territorio, anche il più periferico, custodisce narrazioni degne di essere indagate e tramandate.





