
Il 22 e 23 marzo. Riaprono le urne. Agli italiani si chiederà di approvare o respingere una nuova legge costituzionale nei riguardi dell’ordine della Magistratura. Il Referendum della Giustizia 2026 ha una particolarità “elettorale”: il quorum è assente. Sarà un faccia a faccia tra i due quesiti, rispettivamente il “SI” e il “NO”. Assente il bisogno di raggiungere la soglia di maggioranza. La somma dei soli voti decreterà l’esito referendario. La matita del votante mai come questa volta sarà di cruciale importanza: ci si confronterà, ideologicamente, con i padri costituenti che nel 1948 redissero la Costituzione Italiana, definendo il ruolo della Magistratura in quanto potere supremo e “super partes”.
L’ abito “costituzionale” del Referendum
Il referendum nel nostro Paese è lo strumento attraverso il quale prende vita la democrazia diretta. I cittadini sono chiamati a scegliere, in maniera netta e decisiva. Quello del 22-23 marzo sarà un referendum costituzionale: solo quattro volte- e la storia lo conferma- gli italiani sono stati chiamati alle urne per proposte di modifica alla Costituzione; quest’anno sarà la quinta. Un’ operazione delicata, quella della matita sulla scheda elettorale, in particolar modo quando si tratta di interfacciarsi con la Costituzione, una vera e propria bibbia statale.
Il “SI” e il “NO” sulla Giustizia
Se il “SI” e “NO”, come prevedibile, sono diventati veri e propri loghi di partito, in una sfrenata arena politica, è doveroso giungere all’infrastruttura della riforma prevista e analizzarne le caratteristiche. Bisognerebbe votare “SI” se si vuole che Pm e Giudici vengano separati, creando due organi distinti e indipendenti; i membri del CSM, Consiglio Superiore della Magistratura, avrebbe i suoi membri eletti a sorteggio. Si aggiunge un nuovo organo che è quello dell’Alta Corte disciplinare, che giudica l’illecito commesso da un qualsiasi magistrato. Le motivazioni della voce del “NO” dimostrano che: separando Pm e giudici, c’è una grande possibilità di indebolimento dell’assetto attuale. Inoltre la paura è quella che i Pm diventino molto più vulnerabili a minacce esterne. La nota cruciale è quella sul sorteggio dei membri del CSM. Nel sistema previsto dalla riforma, i magistrati nominati dalla politica, saranno sorteggiati. Tecnicamente non ci sarebbero problemi, se non per il fatto che la lista dei sorteggiabili è scelta insindacabilmente e precedentemente al sorteggio proprio dalla politica.
Riferimenti politici
Una voce ricorrente nei riferimenti politici dell’imminente referendum, è sicuramente quella del Ministro della Giustizia. Nordio, in un’intervista riferisce: “La polizia è controllata dalla Magistratura…ma chi controlla la Magistratura?” Un interrogativo fine a sé stesso, dato che la nostra Repubblica, la cui Costituzione fa da assetto principale, ha voluto la Magistratura indipendente da qualsiasi potere. Per la Magistratura è ontologicamente naturale quella di essere “legibus soluta”. Sergio Mattarella, nel presiedere il collegio plenum del CSM, prima volta in undici anni, ha ribadito l’importanza del valore costituzionale dell’organo, chiedendo massimo rispetto dalle Istituzioni. Si va verso la chiusura della campagna politica, per il SI e per il NO, lasciando spazio di scelta al cittadino. Una cosa è certa, il percorso che conduce il votante all’urna deve sicuramente contenere la sosta “consapevolezza”, in modo che la matita elettorale rispecchi un pensiero vero e fondato, e non un dovere per l’ennesimo timbro sulla scheda elettorale.


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