Il post social di Marco Iannitti: “Il ritardo delle esequie e gli aiutanti del mostro di San Castrese”. Il faccia a faccia di un padre con l’omicidio di suo figlio
Un feed serrato dal dolore, quello del profilo Facebook di Marco, il papà di Vincenzo Iannitti, ucciso brutalmente da Victor Uratoriu il 18 marzo scorso. Sul profilo di Marco da settimane solo notizie e foto di suo figlio: dapprima le immagini segnaletiche per trovare il ragazzo scomparso, successivamente un rullino di ricordi che Marco condivide con il pubblico digitale, mostrando il suo Vincenzo nella quotidianità di sempre. “Questo era mio figlio“-ha ripetuto Marco contro chi cercava pretesti e speculazioni varie.
The Report Zone vi aveva aggiornato pochi giorni fa, sulle incertezze della Medicina Legale riguardo il corpo di Vincenzo. Oltre ai mancanti requisiti del riconoscimento genetico, lo ricordiamo, molti dubbi hanno riguardato lo stato in cui versa il cadavere della vittima dal giorno del ritrovamento ad oggi. Marco Iannitti, dopo tre giorni di dolore ed elaborazione, urla attraverso un post Facebook, la sua indignazione: una richiesta di aiuto, lo sfogo di un padre, che vuole portare a galla tutto ciò che era rimasto nell’anfratto del cuore di San Castrese, dove, il 20 aprile scorso è stato rinvenuto il corpo di Vincenzo, in una busta.
“Faccio un appello a tutti i cittadini della bassa Campania, a tutte quelle persone oneste, che hanno a cuore la morte di mio figlio.
Sono arrivato al capolinea. Avete il diritto di sapere perché il ritardo per le esequie.“- così Marco Iannitti inizia il suo sfogo, obbligando i lettori a guardare dritto alla verità, senza alcun filtro, nessuna mediazione giuridica. Marco racconta cosa la Scientifica e la Medicina Legale hanno trovato dinanzi ai loro occhi la sera del 20 aprile. Scrive: “Il 20 Aprile, quando la scientifica ha rinvenuto il corpo di Vincenzo, agenti con 35 anni di esperienza, hanno raccontato di qualcosa di mai visto. Il mio povero figlio è stato rinvenuto spoglio e privo di ogni tessuto. Non c’era più nulla di Vincenzo, se non il solo scheletro. Nulla più”. Un padre che si ritrova a contatto con la morte di un figlio, la cui tragedia è aggravata da un fattore di assenza, poiché del suo Vincenzo non è rimasto nulla.
Ma come mai il corpo di Vincenzo si è consumato così in fretta? Marco conferma un dettaglio di cui i sospetti si erano addensati fin dal primo momento: “Il mostro di San Castrese, con la complicità della sua famiglia, hanno consumato con sostanze chimiche, il povero corpo di mio figlio. Ecco il perché del via vai della madre del mostro, con pacchi interi di candeggina, e chissà quali altre sostanze.“
Complicità è la parola che taglia ancor di più la ferita del delitto. Con gli esami autoptici, e lo sguardo di ogni Organo Giudiziario, si confermerà se Victor Uratoriu abbia avuto aiutanti nella dinamica del delitto e nella fase successiva, quella dell’occultamento di cadavere. Certamente, una casa dove le tracce ematiche erano visibili e sparse ovunque, lasciano capire che all’interno dell’abitazione Uratoriu ci fosse una consapevolezza lucida. Inevitabilmente nel cuore di San Castrese, i sospetti sui familiari di Victor Uratoriu non si sono mai fermati al bivio delle scorse indagini.
Marco conclude così il suo appello: “Faccio un appello a tutti voi. Aiutatemi a mettere in galera madre fratello e compagno della madre del mostro di San Castrese. La scientifica, non ha tessuto organico su cui lavorare. Stanno facendo l’impossibile. I mostri hanno cancellato ogni traccia organica di mio figlio. E madre, fratello e compagno della madre, sono tutti complici di questa mostruosità. Vi prego,Aiutatemi.”
Marco vuole guardare così, il volto di un crimine, ad un passo dal suo. Senza filtri, se non quello della verità. Visto che non può farlo attraverso il corpo del suo Vincenzo, vuole che tutti siano consapevoli di ciò che è successo la mattina del 18 marzo 2026, quando Vincenzo è entrato nelle mura di casa Uratoriu, da cui non è mai più uscito. Un atto di coraggio di un padre che vive l’omicidio di suo figlio, ogni notte e ogni giorno, senza alcuna pausa dal dolore. Ribadiamo anche noi di The Report Zone uno slogan importante, usato da Marco Iannitti, durante la fiaccolata: “Chi sa, parli ora”.
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