
L’ulteriore accertamento autoptico sul corpo di Vincenzo Iannitti, iniziato e conclusosi ieri 24 giugno, rappresenta un caso raro, se non rarissimo, dell’indagine medico-scientifica post-mortem. La prima autopsia, avvenuta con regolarità pochi giorni dopo il ritrovamento del corpo della vittima, non ha soddisfatto tutti i requisiti essenziali, richiesti da tale operazione giuridico-medica. La prima relazione autoptica lascia una parte in bianco: l’identificazione del cadavere. Il corpo che ieri, per una seconda volta, è stato sotto i riflettori del reparto di medicina legale, non è stato ancora attribuito a Vincenzo Iannitti: risulta difficoltosa la compatibilità genetica, attraverso marcatori del DNA, in relazione a legami di parentela. Marco Iannitti è stato convocato in Caserma, al Comando dei Carabinieri della Stazione di Sessa Aurunca, per una nuova assunzione del DNA, necessaria per la comparazione prevista dalla seconda ondata di analisi sul corpo di Vincenzo.
Il punto cruciale sull’identificazione del cadavere e compatibilità genetica è una condizione delicata, propria, del delitto di San Castrese. L’Avv. Alberto Verrengia evidenzia come la richiesta di nuove analisi genetiche, e ulteriori accertamenti ad esse allegate, siano una rarità in campo medico-legale ed anche giuridico. Il Giudice non puo’ considerare la prassi autoptica completata, se non pervengono tutti i dati richiesti dall’esame: questo il motivo del differimento delle esequie di Vincenzo. Che quel cadavere sia di Vincenzo Iannitti, è una certezza consequenziale delle dichiarazioni dell’omicida Victor Uratoriu e dal contesto del ritrovamento ( 20 aprile scorso): la vittima, però, non risulta essere più riconoscibile nei suoi tratti. Per la Medicina Legale, il corpo osservato scientificamente, resta nell’anonimato fino a quando non pervengono i dati genetici.
Si sta cercando di capire cosa abbia affrontato il cadavere di Vincenzo Iannitti, dal momento del decesso al ritrovamento. Rinvenuto in una busta scura, coperta da materiale di risulta, le condizioni di Vincenzo farebbero presagire ad un delitto brutale. I nuovi esami autoptici servono a chiarire la dinamica dell’efferato omicidio, con una clausola altrettanto importante, ovvero quella di indagare su possibili manovre volontarie, da parte omicida, volte ad altaterare lo stato fisico-chimico del cadavere di Iannitti.
Marco, il papà di Vincenzo, cerca di affrontare la morsa di dolore che stringe il suo cuore, un cuore che batte per se stesso e per suo figlio, in attesa della verità e giustizia. La sua voce, incredula e cosciente al tempo stesso, è interrotta dall’incertezza di cui questo delitto si ciba, giorno dopo giorno. Ogni parte processuale sta lavorando duramente alla verità, su un cadavere che mostrerebbe vuoti oscuri. Marco, duramente, ribadisce che nessuno senza un minimo di coscienza, debba parlare della vicenda, vomitando ipotesi e pregiudizi senza scopi precisi. In particolar modo, si rivolge ai giornalisti, attraverso i microfoni di The Report Zone. “Ho letto di tutto, dall’incaprettamento alla relazione amorosa…non è vero nulla“- riferendosi ad alcune testate giornalistiche che improvvisano teorie e sentenze senza fonti certe alla base. ” Gli avvocati, io, e la mia ex moglie nonchè mamma di Vincenzo, siamo gli unici a seguire realisticamente la vicenda.”- frenando su terzi incomodi.

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