
(di Marco Gallo) Poco più in basso della cima del Monte Crestagallo, immersi nella natura, si ergono gli ultimi avanzi di un edificio trecentesco la cui storia è ancora poco conosciuta. Stiamo parlando del Monastero benedettino di Sant’Anna de Aquis Vivis, un luogo di culto che per secoli ha accolto fedeli ed eremiti provenienti da ogni parte del territorio di Terra di Lavoro. Fu Sancha d’Aragona, regina consorte di Roberto d’Angiò, che ordinò di finanziare la costruzione della primissima Chiesa di Sant’Anna. Successivamente, nel 1342, l’edificio religioso fu posto sotto la giurisdizione del Monastero del Sacro Speco di San Benedetto e dei monaci di Subiaco.
Nel 1400 il Monastero passò sotto la giurisdizione di Montecassino. Fu quello il momento storico più buio: periodo in cui subì un lento e inesorabile declino che lo portò al graduale abbandono. Era un’epoca difficile per gli edifici medievali costruiti sui monti. Nello stesso periodo, infatti, anche una parte significativa degli abitanti della vicina Rocca Montis Dragonis decisero di abbandonare la sommità del Monte Petrino per scendere a valle e costruire nuove fortificazioni e nuovi centri di culto più facili da raggiungere.
Il Monastero prende il suo nome da una sorgente d’acqua perpetua che sgorga ancora oggi al suo interno, e che si racconta venisse utilizzata per la cura di alcune patologie. Non è un caso se gli anziani mondragonesi riferivano di giovani fanciulle che per curare la sterilità e altre malattie si recavano sul Monte Crestagallo oppure passeggiavano lungo la foce “Fiumarella” (punto di raccolta delle acque dolci provenienti dallo stesso monte). Non abbiamo prove scientifiche a supporto di tali dicerie popolari, eppure è interessante raccontarlo per la curiosità di storie e misteri che vi ruotano intorno.
Dopo centinaia di anni senza un proprietario, nel 2000 l’intero bene venne acquistato dal professor Emilio Lapiello e donato alla Diocesi di Sessa Aurunca con la promessa di vederlo splendere come una volta. Tuttavia, nonostante l’impegno del compianto don Franco Alfieri e dopo anni di incuria, nel 2023 l’edificio storico è tornato nelle mani degli eredi Lapiello. Attualmente, con la fondazione dell’associazione Colombaia ASD ASP, si sta cercando di portare a termine progetti di restauro, recupero del sito e creazione decine di sentieri a beneficio di sportivi, turisti, curiosi e appassionati di storia locale.


TIENITI AGGIORNATO SULLE NOTIZIE DELLA CITTA’, CLICCA SUL LOGO QUI SOTTO E SEGUI LA PAGINA “QUESTO E’ MONDRAGONE”



