Focus: Alto Casertano. I DATI


(di Alfredo Pio Arciero) L’umidità, in estrema percentuale, e le roventi temperature portano con sè un salato conto; il rapporto uomo-ambiente, di cui il collante resta la salute, è alterato. Il virus del West Nile ha trovato terreno fertile, soprattutto in Campania. L’Osservatorio Epidemiologico Regionale campano, al 25 agosto 2026, registra 49 casi di malattia e due deceduti. Il parere della prof.ssa Sagnelli:”Nessun allarme ma attenzione ai primi sintomi“. I dati aggiornati in provincia di Caserta.
Comunemente chiamata “Febbre del Nilo Occidentale“, la malattia è un’infezione trasmessa principalmente dalla puntura di zanzare infette del genere Culex. Quest’ultima, rispetto alla zanzara tigre, tende a pungere nelle ore crepuscolari e di notte. Dal paziente asintomatico, a quello “grave”, emerge una comunanza di sintomi, tra cui stanchezza, febbre e disorientamento.
Caterina Sagnelli, direttrice dell’ Unità operativa di Malattie Infettive e Tropicali a direzione universitaria dell’Azienda Ospedaliera Sant’ Anna e Sebastiano di Caserta, ci orienta concretamente entro i termini dell’infezione. Si parte dai dati: nel 2025 sono stati 33 i ricoverati con encefalite, di cui 3 deceduti (Dati specifici della UOMIT dell’ Azienda Ospedaliera citata). E’ qui che Caterina Sagnelli pone una postilla importante:”I deceduti sono pazienti immunocompressi, che al momento dell’infezione, si trovano in una situazione di coopatologia: da pazienti oncologici a quelli con un sistema immunitario già compromesso.” Ad oggi, la stessa Unità operativa, registra circa 12 ricoverati di cui 3 con encefalite.
L’encefalite rientra, anche se in bassissima percentuale, nella sintassi del West Nile e rappresenta un’ urgenza medica. Ne consegue il ricovero in ospedale. La prof.ssa Sagnelli invita ad un approccio attentivo riguardo i primi sintomi; non tanto dall’auto diagnosi del paziente infetto ma da ciò che notano i suoi parenti. “Riconoscere la malattia in tempo, è significativo per il trattamento e la guarigione”- dice-“bisogna fare attenzione a sintomi quali forte confusione, disordine mentale e disorientamento“. La fase acuta puo’ durare una settimana ma, nei casi non gravi, il West Nile puo’ essere affrontato a domicilio. Togliendo la parte asintomatica, molti pazienti possono seguire il decorso all’infezione, con settimanali appuntamenti in ambulatorio. Non vi è una particolare terapia per la Febbre del Nilo Occidentale: tutto si evolve sulla gestione sintomatologica.
L’Ospedale Pineta Grande, a Castel Volturno, fino alla data del 4/09/2026 ha registrato 6 casi di West Nile, di cui due guariti, due deceduti e un paziente ancora ricoverato. Anche in questo caso, la Dott.ssa Laura Ambrosone, nell’area di Media e Communication del Pineta Grande Hospital, conferma che i deceduti erano di età avanzata e con patologie coesistenti al West Nile.
La prevenzione ha sostanzialmente una corrispondenza territoriale. Come sottolinea Caterina Sagnelli, quest’anno, nei comuni dell’ Alto Casertano, si è partiti fin da inizio giugno con le prime disinfestazioni antilarvali e adulticide, volte a ridurre significativamente il possibile impatto del West Nile sul territorio.





