

(di Marco Gallo) Oltre la fredda giustizia, quando cioè la cura diventa il motore della politica, Pasquale Stanziale esplora la portata rivoluzionaria della “Care Ethics” attraverso le voci fondamentali della psicologa Carol Gilligan e della politologa Joan Tronto.
“Viviamo in un mondo ossessionato dall’individuo autosufficiente, dalla competizione e da regole astratte calate dall’alto” spiega Stanziale. “Ma cosa succederebbe se al centro della convivenza umana – e persino della politica – mettessimo invece la vulnerabilità, l’interdipendenza e il legame concreto con gli altri?” È questa la domanda dirompente da cui parte il volume “L’etica della cura tra teoria e politica: Carol Gilligan e Joan Tronto”, curato da Pasquale Stanziale.
Il testo orienta il lettore all’interno di un dibattito filosofico e politico che, nato negli anni Ottanta, oggi più che mai interpella le nostre democrazie di fronte alle grandi crisi globali, sanitarie ed ecologiche. Una rivoluzione culturale iniziata nel 1982, quando la psicologa statunitense Carol Gilligan pubblicò il celebre Con voce di donna (In a Different Voice), criticando i modelli tradizionali dello sviluppo morale (come quello di Lawrence Kohlberg).Gilligan dimostrò l’esistenza di un orientamento etico alternativo, radicato non nella fredda applicazione di principi universali e astratti, ma nella responsabilità verso le relazioni e nella risposta concreta ai bisogni reali delle persone.
Se Gilligan ha avuto il merito di sdoganare una “voce differente” espesso storicamente relegata all’esperienza femminile, il volume mette in risalto anche un fondamentale salto di qualità operato da un’altra grande pensatrice: Joan Tronto.
“Con Tronto, l’etica della cura compie una coraggiosa transizione” racconta Stanziale. “Da questione confinata nella sfera privata e domestica a potente categoria politica. La cura nonè più soltanto un’inclinazione personale o un compito da delegare ai margini della società, ma diventa un parametro strutturale per valutare la giustizia e la democrazia di un intero sistema politico”.
Ma qual è il messaggio del libro di Stanziale? Offrire al lettore un’analisi lucida dei cosiddetti “confini morali” individuati da Tronto, i quali spesso hanno impedito alla politica occidentale di fare i conti con la realtà della dipendenza umana tra morale e politica, sfera pubblica/privata e universalità-contestuale.
Il testo evidenzia che il superamento di questi blocchi non può avvenire mediante esercizi accademici astratti, ma attraverso un’urgente necessità democratica. “Le istituzioni pubbliche sono chiamate a trasformarsi, non limitarsi a far rispettare fredde procedure formali, ma “prendersi cura” dei cittadini, garantendo che i diritti sulla carta si traducano in un benessere effettivo e condiviso”.
In un’epoca segnata da profonde disuguaglianze, individualismo esasperato e frammentazione sociale, L’etica della cura tra teoria e politica di Pasquale Stanziale ci ricorda che l’essere umano non è un’isola autosufficiente, ma un essere fragile e relazionale. Il suo volume (facilmente reperibile in PDF sui principali motori di ricerca) riesce nell’intento di non ridursi a mera trattazione accademica, ma si trasforma piuttosto in un vero e propriomanifesto civile.






