

(di Marco Gallo) Oggi parliamo di un problema atavico che colpisce ogni anno nel periodo estivo alcune città costiere: gli incendi invisibili. Ne parleremo non analizzando le cause scatenanti, ma gli effetti che le inalazioni dei fumi producono sul nostro corpo. Ebbene sì, quando guardiamo in lontananza una massa di fumo informe innalzarsi nel cielo, spesso la osserviamo senza darci peso, come un qualcosa lontano dalle nostre abitazioni e quindi distante dalnostro perimetro personale di attenzione. Purtroppo non è così.
È di pochi giorni fa la notizia di un nuovo focolaio scoppiato nei pressi dell’ex torre Idac Food di Mondragone. Altri casi, una settimana prima, hanno visto lo scoppio di feroci incendi a ridosso delle aree urbane che hanno distrutto ettari di terreno spazzando via forme di vita animale e vegetale. Sapete perché spesso (ma non sempre) le prime fiamme non hanno origine dolosa? Perchénel periodo di caldo anomalo (e negli ultimi anni si verifica spesso) un solo mozzicone di sigaretta ancora acceso e lanciato dal finestrino dell’auto (accade molto spesso), ma anche un raggio di sole in una bottiglia di vetro abbandonata accanto a unosterpame secco (e accade altrettanto spesso), possono generare uniniziale e apparentemente innocuo focolaio.
Dunque, niente di nuovo. Eppure, se la distruzione del verde è uno scenario a cui purtroppo ci siamo abituati, esiste una minaccia altrettanto grave, invisibile, che spesso viene ignorata: il fumo da combustione.
Ma cosa accade esattamente al nostro corpo?
Se l’incendio scoppia durante la notte – e magari abbiamo lasciatole finestre aperte per via del caldo afoso – permettiamo a una impercettibile miscela gassosa di saturare le stanze da letto senza accorgercene. È proprio in quel momento che minuscole particelle tossiche penetrano nei polmoni distruggendo lentamente gli alveoli. Il fumo generato dalla combustione di alberi, vegetazione e purtroppo plastica e altri materiali cancerogeni, difatti, non è semplice nebbia, ma un vero e proprio aerosol composto da gas tossici e materiale particellare. Una volta inalato attraverso naso e bocca, il fumo percorre la trachea e si dirama nei bronchi raggiungendo rapidamente l’apparato respiratorio. Sostanze tossiche (Pm 2.5 e inferiori – monossido di carbonio ecc.) si depositano nei polmoni e provocano un virulento annerimento dei tessuti, annullando la naturale elasticità e le capacità di difesa. Le particelle più sottili, inoltre, superano la barriera polmonare entrando nel flusso sanguigno e mettendo sotto sforzo anche il sistema cardiovascolare. Questi danni diventano irreversibili dopo una lunga e prolungata esposizione, generando alcune delle più comuni patologie croniche e invalidanti come la bronchite cronica e l’enfisema polmonare.
Il vero dramma ecologico di Mondragone – e di tutti i territori sottoposti a questo fenomeno – risiede nella frequenza di questi attacchi. Sulle colline locali e lungo le pendici del Massico, la vegetazione non ha più il tempo biologico di crescere: gli alberi vengono inceneriti prima ancora di raggiungere il metro d’altezza. Gli animali selvatici (quelli che riescono a sopravvivere) fuggono in cerca di un rifugio, mentre la comunità locale continua a subire passivamente un ciclo di distruzione ambientale e sanitario che si ripete identico anno dopo anno.
Non siamo medici, siamo giornalisti, ma l’urgenza di accendere i riflettori su questa emergenza invisibile diventa inevitabilmente un dovere civico. Perché il fumo dei roghi non rispetta mai i nostri confini mentali, ma continua sempre e silenziosamente la sua corsa con l’unico fine di rubarci per sempre il respiro. ((Foto generata con IA)






