

(di Marco Gallo) Oggi vi proponiamo un viaggio affascinante tra l’Attica Greca e l’antica Sinuessa. Nel volume edito dall’Accademia di Archeologia, Lettere e Belle Arti di Napoli, l’archeologa Daniela Bonanome decodifica l’iconografia di un capolavoro in marmo pentelico custodito al MANN (Museo nazionale di Napoli), capace di concentrare in pochi decimetri di marmo la complessità delle rotte commerciali, religiose e politiche del Mediterraneo antico.
Il monumentale rilievo marmoreo, ritrovato nell’area dell’antica Sinuessa (l’odierna Mondragone), risale al IV secolo a.C. e rappresenta una delle gemme meno note, ma più affascinanti, del Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN) e della città di Mondragone.
Con il suo saggio monografico, “Il rilievo da Mondragone”l’archeologa Daniela Bonanome analizza l’opera capitolo dopo capitolo, scompaginando vecchie attribuzioni e guidando il lettore in una vera e propria indagine iconografica.
Ci troviamo davanti a un Pantheon greco, le cui sette divinità che popolano il rilievo svelano un viaggio iniziatico. La descrizione va letta da destra verso sinistra, con l’affascinante immagine di una divinità seduta sul carro alato tradizionalmente identificata con Trittolemo, l’eroe inviato da Demetra a diffondere l’agricoltura nel mondo. A seguire troviamo la figura della Dea con le fiaccole (Kore/Persefone) e della Dea con lo scettro (Demetra), divinità cardine dei Misteri Eleusini, affiancate da una ieratica divinità femminile seduta. Subito dopo, lo studio si concentra sulle figure maschili (i Signori dell’Oltretomba), in particolare sul Dio seduto in trono (Ade) e sul misterioso Dio Cladimato (un’arcaica personificazione legata al mondo sotterraneo o al seguito di Dioniso). A chiudere la parata divina un’enigmatica figura identificata come una divinità in costume trace, forse legata al dio Sabazio o a culti sincretici nord-orientali.
Una delle tesi più affascinanti sostenute dall’autrice riguarda il viaggio fisico compiuto da questa monumentale lastra. Secondo l’archeologa il rilievo, scolpito in raffinato marmo greco da una bottega attica, non è nato in Campania.
Ma allora com’è finito a Mondragone?
Secondo la ricostruzione di Bonanome, il rilievo era originariamente un ex-voto dedicato ad Atene (probabilmente nel santuario di Asclepio o in un’area legata ai culti eleusini). Sarebbe stato poi rimosso in epoca romana – prima del Sacco della città da parte degli Eruli o forse già all’epoca di Silla nel 86 a.C. – e trasportato in Italia come prezioso bottino di guerra o pezzo d’antiquariato per decorare la lussuosa villa di un aristocratico romano stabilitosi sul litorale campano.
“Il rilievo non è solo un capolavoro di scultura attica di epoca tardo–classica” scrive l’autrice, “ma è il manifesto di un’élite romana campana profondamente ellenizzata, che praticava i Misteri Eleusini e quelli dionisiaco-orfici”.
Il saggio di Daniela Bonanome, corredato da oltre cento illustrazioni in bianco e nero, non si limita a una mera analisi stilistica ma rappresenta uno strumento cruciale per la ricontestualizzazione archeologica: un tema caldissimo nell’archeologia contemporanea. Capire come un’opera d’arte ateniese sia stata reinterpretata e ricollocata in Campania permette di comprendere a fondo la circolazione delle idee e delle fedi nel bacino del Mediterraneo.
Per gli amanti dell’archeologia e per chiunque voglia riscoprire i tesori nascosti di Mondragone custoditi al MANN di Napoli, il volume della Bonanome resta una bussola indispensabile che riesce a trasformare un silente blocco di marmo in un racconto vivo di dèi, uomini e misteri d’oltremare.






