

(di Marco Gallo) In vista dell’inaugurazione del recupero della viabilità sulla Rocca Montis Dragonis non potevamo non fare chiarezzasull’interpretazione corretta delle parole “recupero” e “restauro”.
Sì, perché ricostruendo l’iter dei lavori che avrebbero previsto anche il “restauro” del castello mondragonese, notiamo a malincuore che di restauro c’è stato ben poco. Ciò che è stato realizzato è il solo recupero della viabilità, la costruzione di un infopoint e l’istallazione di un’illuminazione del tratto di collegamento dalla statale Mondragone-Falciano del Massico alla piana del Monte Petrino.
Come pochi sapranno, nel 2016 la Regione Campania ha scelto il Masterplan per pianificare e programmare una serie di interventi volti a sviluppare il settore economico in alcune aree nodali del territorio, in primis volgendo lo sguardo verso il Litorale Domitio – Flegreo. Quest’area abbraccia 14 comuni: quattro della provincia di Napoli (Bacoli, Giugliano in Campania, Monte di Procida e Pozzuoli), dieci della provincia di Caserta (Cancello ed Arnone, Carinola, Castel Volturno, Cellole, Falciano del Massico, Francolise, Mondragone, Parete, Sessa Aurunca e Villa Literno). Nello specifico, faremo chiarezza sul progettocomunale che attinge a questi investimenti: “Il recupero (e il restauro) della Rocca Montis Dragonis di Mondragone”.
Sulle principali testate locali, online e sui social si annunciava, dopo decenni di attese, il raggiungimento di un grande traguardo:il restauro della Rocca di Mondragone e la messa in sicurezza dei sentieri che conducono sulla sommità del Monte Petrino. Dunque, non solo “messa in sicurezza e illuminazione”, ma anche “restauro” della struttura medievale.
Ma andiamo con ordine:
– Nel 2016 (D.G.R. n. 31 del 31.06.2016) la Regione Campania, in attuazione dei Piani Operativi UE e del Ministero dei beni culturali FESR, FSE e POC 2014/2020, ha rilevato le aree per la valorizzazione e lo sviluppo del territorio, coerentemente con la strategia europea per la gestione integrata delle zone costiere.
L’evento epocale prospettato consentirà sicuramente a cittadini e turisti di visitare in autonomia la Rocca Montis Dragonis, anche nelle ore con scarsa visibilità. Ma alla luce di quanto emerge – dopo dieci anni di iter procedurale la parola “restauro” è stata sostituita dalla parola “recupero” del solo tratto viario – se gli ultimi avanzi della Rocca Montis Dragonis dovessero crollare per mancanza di lavori di recupero (restauro e messa in sicurezza), con una strada asfaltata e illuminata, un infopoint e due binocoli,oltre al panorama mozzafiato quali origini storiche si potrebberoammirare sulla sommità del Petrino?
Nel frattempo, vi lasciamo la foto della Rocca Montis Dragonis risalente al 1925 dove i finestroni e la cinta muraria erano ancora ben visibili. (Foto di Giacomo d’Amato)





