{"id":18563,"date":"2018-03-12T21:12:41","date_gmt":"2018-03-12T20:12:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.thereportzone.it\/?p=18563"},"modified":"2018-03-12T21:12:41","modified_gmt":"2018-03-12T20:12:41","slug":"il-punto-critico-i-5-stelle-e-il-naturale-decorso-del-cambiamento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.thereportzone.it\/?p=18563","title":{"rendered":"Il Punto Critico. I 5 Stelle e il naturale decorso del cambiamento"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<strong>POLITICA<\/strong>. (<em>di Salvatore Mannillo<\/em>) E&#8217; riuscito a scatenare le polemiche di tutta Italia e di una consistente parte del web. Qualcuno lo ha addirittura definito \u201cvecchio rimbambito\u201d, qualche nostalgico un \u201ctraditore della sinistra\u201d. Aveva perfino attirato le ire del suo vecchio editore De Benedetti quando, in studio da Floris, diede quello strano endorsement a Berlusconi. Eppure stavolta Eugenio Scalfari ha ragione. E&#8217; un uomo che ha un&#8217; ampia conoscenza del passato e riesce a fare, anche da \u201cvecchio\u201d (ma non rimbambito) un&#8217;analisi lucida sul presente. Scalfari non pretende, n\u00e9 ha mai preteso, di prevedere il futuro. Non \u00e8 compito del giornalista farlo, in questo deve essere bravo ed avere molta fortuna il politico. E&#8217; stato Scalfari a definire il Movimento 5 Stelle un partito, ed \u00e8 vero. L&#8217; M5S \u00e8 diventato a tutti gli effetti un partito politico il quale, seppur ancora senza un radicamento territoriale, \u00e8 ormai provvisto di un&#8217;organizzazione economica e soprattutto strategica che 5 anni fa non c&#8217;era. A capo di questo partito politico, che di dissacratorio non ha pi\u00f9 nulla, \u00e8 stato eliminato il dissacratore per eccellenza, cio\u00e8 Beppe Grillo. Al suo posto c&#8217;\u00e8 il giovane, istituzionalissimo, democristianamente religioso e con la faccia da bravo guaglione Luigi Di Maio. L&#8217;onnipresenza del simbolo (orfano da qualche anno di qualunque rimando al comico genovese) \u00e8 accompagnata dalle grafiche ufficiale, mettendo da parte le sgranate ed autogestite diapositive degli attivisti. Oltretutto, il ciccillo &#8216;ncravattato Di Maio adesso non trasmette pi\u00f9 streaming dal sedile di qualche automobile, ma dalla comoda poltrona in pelle nera della sede romana del MoVimento. S\u00ec, la sede, perch\u00e8 il sacro web oramai non basta pi\u00f9. Non pi\u00f9 alle scartoffie, non pi\u00f9 ai giacobini casellari giudiziari dei candidati, tantomeno all&#8217;ego crescente del leader. Dal \u201cSancta Sanctorum\u201d internettiano di Casaleggio senior siamo passati al pragmatismo trasteverino di Davide, che di quel Casaleggio \u00e8 figlio e che ha ereditato l&#8217;impero politico-monetario della Casaleggio Associati. Ma oltre alla forma, \u00e8 chiaramente la sostanza ad essere cambiata. Di Maio prima presenta la lista dei ministri (deriso da tutti allora e adesso osannato come un politologo) poi nelle urne fa il botto, prende il 33% circa e, come prevedeva un afflitto Fitto, fa il cappotto di uninominali al sud. Ora, quello grillino, sembra lo schieramento pi\u00f9 quotato per Palazzo Chigi, a patto che vi sia un contatto o addirittura un&#8217;alleanza di governo con le altre forze politiche. E&#8217; qui che ci si mostra il nuovo volto del baccagliante Grillismo (ormai diventato silente Dimaismo). Il MoVimento cerca ora appoggio per il \u201crivoluzionario\u201d programma di governo. Beffa del destino, il 5 Stelle deve cercare quell&#8217;appoggio (a meno che non decida di buttarsi tra le braccia di Salvini) tra le fila del grande nemico, la \u201cpiovra d&#8217;Italia\u201d, il feretro di quel Matteo Renzi che per loro ha rappresentato Cerbero in questi anni, cio\u00e8 il Partito Democratico. Beffa del destino perch\u00e8 proprio 5 anni fa furono i pentastellati a dire no al povero Bersani, il quale fu costretto a rimettersi al Quirinale (che allora era un po&#8217; pi\u00f9 Versailles), quindi ad aprire la via a Letta e all&#8217;acerrimo nemico Renzi. Adesso \u00e8 proprio quest&#8217;ultimo ad impuntare i piedi e dire di no. Si dimette da segretario ma si accerta che il suo partito non faccia scelte strane e lascer\u00e0, tra le polemiche della minoranza della minoranza (quindi solo quella di Emiliano, perch\u00e8 Orlando sta bluffando pi\u00f9 di Renzi e butta avanti Zingaretti), solo dopo che il governo sar\u00e0 formato o nato morto. Toninelli, delfinino di Di Maio e simpaticamente chiamato dagli amici \u201cagonia\u201d, prova a far sentire in colpa i Dem. Non solo li accusa velatamente (per ora) di non metterli in condizione di governare, ma gli imputa il nodo della legge elettorale, rea di non avergli dato la maggioranza dei seggi. A dare man forte \u00e8 Marco Travaglio, che pure alimenta la tensione mediatica supportando le dichiarazioni di un esponente politico, tra l&#8217;altro mendaci. Si vuole infatti dare la colpa di una vittoria a met\u00e0 (solo dal punto di vista dei seggi, sia chiaro) a questa legge elettorale, la quale con tutti i suoi difetti non \u00e8 di certo responsabile dell&#8217;ingovernabilit\u00e0 del paese. I 5 Stelle, cos\u00ec come il centrodestra, con queste percentuali e con la distribuzione geografica bipolare del voto, non avrebbero ottenuto la maggioranza con nessuna legge elettorale in vigore nel recente passato. Non avrebbero governato coi sistemi \u201cstranieri\u201d, nemmeno con quello tedesco che grillini azzopparono in estate. Non avrebbero governato col porcellum; per non parlare poi della rivisitazione di magistratura dell&#8217;Italicum, cio\u00e8 il \u201cConsultellum\u201d. N\u00e8 il Movimento 5 Stelle, n\u00e9 Travaglio, n\u00e9 Di Maio (ma con ci\u00f2 non vogliamo mettere il dito nella piaga della sua carriera universitaria) passano l&#8217;esame di diritto costituzionale. Questo perch\u00e8 nessuna legge elettorale potr\u00e0 essere un \u201cfirst past the post\u201d, la locuzione inglese e pi\u00f9 elegante per dire \u201cchi primo arriva meglio alloggia\u201d. Insomma, Mentana dovr\u00e0 continuare a fare, in occasione delle elezioni, maratone non-stop per provare a farci capire qualcosa su chi (non) ha vinto. Tirando le somme, possiamo definitivamente affermare che il MoVimento 5 Stelle \u00e8 diventato il Partito 5 Stelle. Lo \u00e8 diventato nel fare lo scaricabarile e nel lamentarsi dell&#8217;irresponsabilit\u00e0 altrui. Il Movimento (pardon, il partito) \u00e8 cambiato nella forma ed il volto bronzeo di Di Maio \u00e8 certamente pi\u00f9 rassicurante di quello del feroce Grillo. Sta il fatto che ora per\u00f2, a discapito dei risultati delle urne, quando aprirete il vostro account Facebook, quando accenderete il TV e quando leggerete i giornali, vedrete che tutti, dalla sinistra radical-chic al pi\u00f9 becero populismo (quello pi\u00f9 stupido e pi\u00f9 vero), interpellano il PD. Tutti si appellano al buon senso dei democratici, alla loro \u201cresponsabilit\u00e0 di governo\u201d. La stessa avuta con Alfano, Verdini, Berlusconi. A questo punto mi perdonerete la chiosa sconclusionata: ma &#8216;sta benedetta responsabilit\u00e0 la deve avere sempre il Partito Democratico?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; &nbsp; POLITICA. 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