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Beni confiscati: il fondo agricolo “Nicola Nappo” resta in gestione all’Ats “Terra Viva”

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Beni confiscati, Consiglio di Stato dà ragione al Comune di Scafati: il fondo agricolo “Nicola Nappo” resta in gestione all’Ats “Terra Viva”.

 

Scafati, 11 dicembre 2020. “L’ordinanza di sospensiva del Consiglio di Stato ha fatto prevalere la discrezionalità dell’amministrazione comunale di Scafati che, scegliendo di affidare all’Ats “Terra Viva” la gestione del fondo agricolo “Nicola Nappo”, ha riconosciuto fin da subito la valenza sociale di quell’iniziativa che ha già dimostrato di essere un esperimento più che riuscito nella gestione e riutilizzo dei beni confiscati. Per questo a nome di Alpaa desidero ringraziare l’amministrazione comunale per aver scelto di opporsi alla decisione del Tar di Salerno, difendendo la decisione assunta dalla commissione prefettizia che aveva messo a bando il fondo. Così come desiderio ringraziare i legali che hanno seguito questa vicenda: per l’Alpaa, l’avvocato Viviana Callini e per il Comune di Scafati, Raffaele Marciano. Continua il cammino di riscatto mai interrotto nel segno della legalità verso un’agricoltura sociale e sostenibile. Il fondo si conferma un bene resiliente che affronta e supera ogni avversità”.

 

Così, in una nota il presidente di Alpaa, Giuseppe Carotenuto, e il responsabile dell’Ats “Terra Viva”, Carmine Perino, commentano l’ordinanza di sospensiva emessa dalla Terza Sezione del Consiglio di Stato, in merito alla gestione del bene confiscato fondo agricolo “Nicola Nappo” di Scafati, bene confiscato al clan Galasso ed affidato all’Ats “Terra Viva”, di cui fanno parte oltre ad Alpaa anche Arci Ferro 3.0Flai-Cgil Campania e Napoli e Finetica.

 

Nell’ordinanza, i giudici del Terza Sezione motivano la loro decisione rilevando che “non potendosi disconoscere all’amministrazione locale – in siffatto delicato ambito in cui viene in rilievo la “restituzione” alla collettività di un bene confiscato alla criminalità organizzata – un margine di discrezionalità nel vagliare e apprezzare i requisiti soggettivi dell’aspirante concessionario, di modo che la concessione sia, e appaia, strumento di effettiva restituzione a fini sociali”.

“Grazie anche agli ortolani, cuore ed anima del bene confiscato – aggiungono Carotenuto e Perino – che con il loro impegno quotidiano hanno consentito di produrre per il secondo anno un prodotto agroalimentare sostenibile e d’eccellenza”.