

Mondragone verso il voto: Rachele Miraglia lancia la sfida solitaria a sindaco, spiazza i piani di Gaetano Rossi (che comunque ci proverà) e sfida la corazzata della maggioranza composta da ben 7/8 liste. Mentre Nugnes potrebbe anche affiancare FI e FDI
A Mondragone il quadro pre-elettorale si apre all’insegna dei contrasti: da una parte l’amministrazione in carica, che consolida la propria tenuta politica e si prepara a schierare una compagine di liste imponente; dall’altra il ritorno in prima linea di Rachele Miraglia, che rompe gli indugi e scopre le carte per la guida della città, innescando un vero e proprio terremoto tattico tra le opposizioni. A certificare le sue intenzioni (che muovono dal fatto di essere stata l’unica oppositrice dell’amministrazione in carica ) non sono indiscrezioni di corridoio, bensì una perentoria comunicazione social diffusa in queste ore.
Il messaggio non lascia spazio a dubbi interpretativi: formule categoriche come «Se sarò eletta, sotto la mia amministrazione», impegni formali su investimenti strutturali per l’edilizia scolastica e l’esplicito invito a non votarla rivolto a chi dissente dalla sua intransigenza disegnano a tutti gli effetti un manifesto programmatico da aspirante Primo Cittadino, siglato con tanto di firma e slogan «Il coraggio di fare sul serio».
Non si tratta del primo tentativo per Miraglia, il cui percorso politico vanta precedenti complessi.
Già dieci anni fa tentò l’ingresso in consiglio comunale candidandosi nelle file del “Patto Civico” organizzato da Giovanni Zannini a supporto di Virgilio Pacifico, rimanendo tuttavia esclusa dall’assise cittadina non risultando eletta. L’epilogo più critico è poi arrivato cinque anni dopo, alle amministrative del 2022: candidata alla fascia tricolore, non andò oltre un risultato marginale, fermandosi a 674 voti personali a fronte di una lista civica di supporto da appena 256 voti, ben distante dalla soglia per i seggi.
La nuova fuga in avanti trova una sponda politica a livello sovracomunale: il coordinatore provinciale di Fronte Nazionale per Terra di Lavoro, l’ex parlamentare Paolo Santulli, in un recente intervento pubblico ha ribadito la linea ufficiale del partito di correre da soli in tutti i comuni con propri candidati sindaci identitari.
Questa accelerazione solitaria produce però un immediato effetto collaterale: spiazza clamorosamente i piani di Gaetano Rossi.
Quest’ultimo, infatti, coltiva da tempo l’ambizione di correre a sindaco (nonostante sua moglie con circa 124 voti alle scorse comunali, candidata a sostegno di Francesco Lavanga, non risultò eletta), puntando a costruire attorno alla propria figura un polo alternativo e federato. I piani di Rossi facevano leva, tra l’altro, anche sul possibile appoggio di Rachele Miraglia, sull’intesa con Fabio Esposito (reduce a sua volta dal mancato approdo in Consiglio regionale con un modesto bottino di preferenze) e sul coinvolgimento di Daniela Nugnes (che ieri alla fine potrebbe anche preferire accordo con FI e FDI), esponente cittadina della Lega rimasta alla finestra dopo le regionali e secondo alcuni anche sul sostegno di Alfredo Campoli (ma molti ritengono improbabile che Zannini e Campoli – notoriamente legati da amicizia fraterna – alle prossime elezioni non marcino assieme).
La mossa d’anticipo di Miraglia manda all’aria queste geometrie sul nascere, isola i progetti di Rossi (che tuttavia risulta intenzionato ad andare avanti) e frammenta ulteriormente il fronte delle minoranze




