
(di Alfredo Arciero) “Nel bel mezzo del viaggio impiegai una vita, mi ritrovai su Trenitalia la cui ora di arrivo era smarrita”. Lo immaginerebbe così il suo Proemio, Dante Alighieri, se avesse vissuto da pendolare su Trenitalia. Quest’ultima ospiterebbe bene la dimensione dell’inferno dantesco, dal momento in cui, durante un semplice viaggio sulla linea Roma-Napoli, una tipica voce metafisica annuncia: “Si avvertono i gentili passeggeri che per un guasto alla linea, la circolazione è sospesa ad un orario da destinarsi”. Ma i viaggiatori reali non sono così fortunati come le anime dell’ Inferno: esse avevano un traghettatore certo, quelli di Trenitalia finiscono nel primo girone previsto, la cui pena, è attendere all’infinito una navetta sostitutiva. Nella dimensione di mezzo, la banchina degli ignavi, coloro che non sanno nulla di ritardi e sospensioni, nonostante facciano parte del “gioco”.
Un immaginario simbolico, ma che non si distanzia affatto dal “viaggio” infernale che ogni giorno attende pendolari di ogni genere, soprattutto le insegnanti. La tratta su cui si muovono le “anime” di Trenitalia è quella Napoli Centrale-Roma Termini, chiamata più facilmente “Linea Formia o Falciano”. La linea Cassino con le sue centinaia di fermate è uscita fuori da ogni grazia del viaggiatore.
Quasi ogni giorno, compreso quello di oggi, i pendolari che vogliono raggiungere Napoli da Roma Termini (viceversa, per l’opposto senso del viaggio), hanno la sfortuna di inciampare nel solito “guasto” alla linea, ormai divenuto una tappa fissa al pari della stazione ferroviaria, ma soprattutto un qualcosa di prevedibile e fastidioso. Una stazione dove spesso il treno serra le proprie ruote è la stazione di Campoleone; a seguire Latina.
Per non parlare, poi, dei guasti tra Falciano e Villa Literno. Insomma, queste stazioni rappresentano i famosi “ponti interrotti” del poema di Dante. Stamattina 8 ottobre, la linea Formia-Gaeta è stata interessata da un guasto causa maltempo. Premettendo che è una causa ormai fuori moda, i binari sembrano fatti della stessa sostanza della fabbrica di cioccolata: non sembra siano progettati per sostenere acqua. A quanto riferiscono i passeggeri anche nella giornata di ieri, la stessa identica tratta, ha avuto lo stesso identico problema, alla stessa identica stazione.
Forse Trenitalia spesso ferma a Formia-Gaeta per addolcire, vista mare, l’amarezza dei passeggeri a bordo del vagone infernale.
A bordo, il viaggio è tutto da scoprire. La porta di mezzo, tra un vagone e l’altro è un passaggio, una vera e propria barriera che “disintegra” il passeggero (similmente Dante sveniva), e questo avviene o per il cambio di odore o per l’impatto dell’aria condizionata. Spesso in inverno, ci si trova in celle frigorifere, dove le pendolari si coprono con tutto l’occorrente come se fossero sul lago Cocico. Ed hanno tutte le motivazioni. I bagni, nonostante la porta di accesso come quella di una navicella spaziale, sono in condizioni pessime.
In aggiunta, talvolta, ci si sacrifica viaggiando da vagone in vagone per binari ridotti o porte ostruite.
Dante alla fine disse “Uscimmo a riveder le stelle“, i e le pendolari direbbero la stessa cosa, visto che escono di casa con il buio, e per motivi assurdi, rientrano con la stessa oscurità.





