

(di Marco Gallo) Nel 1191 la costruzione di Portus Cilicie e Portus Marcianidoveva rivoluzionare il commercio tra Roma e Napoli. Un’opera strategica citata dalle fonti storiche e il cui enigma archeologico resta ancora aperto.
In quel periodo, il litorale casertano si trovò al centro di una vera e propria rivoluzione logistica. Rocca Mondragone, all’epoca sotto la reggenza di Gaeta – città annessa cinquant’anni prima al Regno di Sicilia da Ruggero II –, fu scelta come snodo strategico per la realizzazione di un progetto marittimo ambizioso: la costruzione di due porti, il Portus Cilicie e il Portus Marciani.
L’obiettivo di Gaeta era chiaro: dominare e velocizzare le rotte marittime lungo l’asse tirrenico, trasformando il territorio mondragonese (e tutto il litorale) in un punto nevralgico per ilcommercio ittico tra Roma e Napoli.
Fino a quel momento, la navigazione lungo il tratto di costa tra la foce del Tevere e il Golfo di Napoli era un’impresa insidiosa. Tra la foce del Garigliano e il promontorio del Massico, le imbarcazioni non disponevano di punti di ricovero adeguati in caso di mareggiata o di attacco dei pirati.
La mancanza di approdi rappresentava una criticità soprattutto per le merci deperibili: in primis il pesce conservato sotto sale o trasportato vivo all’interno di apposite vasche. I nuovi porti offrirono uno scalo intermedio fondamentale, riducendo drasticamente i tempi di percorrenza e permettendo a Gaeta di imporre un rigido controllo fiscale e doganale sul pescato in transito verso il Sud.
Mondragone divenne così la cerniera economica tra due mondi.
Tuttavia, nonostante la centralità di questa svolta storica, la vicenda conserva i contorni del mistero. Se le fonti storiche (tra cui le ricerche raccolte nel libro “Storia di Mondragone” di Biagio Greco) confermano la visione politica ed economica dell’epoca, sul campo scientifico manca ancora la prova documentale.
A oggi, infatti, non esistono evidenze archeologiche capaci diavvalorare l’esistenza delle strutture Portus Cilicie e Portus Marciani, né tantomeno di collocarle con precisione. Forse i due scali rimangono sommersi, sepolti lungo la linea di costa, custodi di una storia che attende ancora di essere riportata alla luce.
La vicenda dei porti di Mondragone, seppur misteriosa, testimoniacomunque l’importanza strategica che il Litorale Domizio ha rivestito nel Medioevo e ricorda quanto il patrimonio sommerso tra Gaeta e Napoli abbia ancora tanto da svelare. (Foto IA)





